L’offensiva israeliana contro l’Iran entra in una fase più diretta con attacchi mirati ai vertici del sistema politico e di sicurezza. Nelle ultime ore, media israeliani riferiscono della possibile uccisione di Ismail Khatib, ministro dell’Intelligence della Repubblica islamica, in un raid condotto a Beirut.
La notizia non è stata confermata ufficialmente da Teheran.
È invece confermata la morte di Ali Larijani, figura centrale della sicurezza nazionale iraniana, ucciso in un attacco attribuito a Israele insieme al figlio e ad alcuni membri della scorta. A Teheran sono previsti i funerali ufficiali, mentre il Cremlino ha condannato l’uccisione.
Sul piano politico, l’Iran prova a contenere l’impatto degli attacchi. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che Mojtaba Khamenei, nuova Guida Suprema, “è in perfetta salute” e che “la situazione è sotto controllo”, smentendo le speculazioni sulle sue condizioni dopo i primi giorni di guerra.
Teheran insiste sulla solidità del sistema, mentre rilancia la minaccia di una risposta militare più avanzata nelle prossime fasi del conflitto.
La risposta iraniana si è concretizzata in una nuova ondata di attacchi missilistici. A Ramat Gan, nell’area di Tel Aviv, due anziani sono morti dopo l’impatto di un ordigno contro un edificio residenziale.
Nella notte, secondo le autorità israeliane, sono stati colpiti decine di siti in tutto il Paese, tra cui infrastrutture civili e logistiche.
I Guardiani della Rivoluzione parlano di oltre cento obiettivi colpiti, in rappresaglia per l’uccisione dei dirigenti iraniani.
Israele estende i raid a Libano e Gaza
Israele ha intensificato le operazioni anche su altri fronti. A Beirut almeno dodici persone sono morte e oltre quaranta sono rimaste ferite in bombardamenti nel centro della città. Attacchi sono stati segnalati anche a Sidone.
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso un responsabile della logistica di Hamas, accusato di aver gestito l’approvvigionamento di materiali per la produzione di razzi utilizzati negli attacchi contro Israele.
Intervento Usa e tensioni su Hormuz
Gli Stati Uniti hanno colpito siti missilistici iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz, area cruciale per il traffico energetico globale. La regione resta al centro delle preoccupazioni internazionali per possibili effetti sui mercati e sulle rotte commerciali.
Proseguono anche gli attacchi indiretti: droni hanno colpito nuovamente l’ambasciata americana a Baghdad. Negli Stati Uniti cresce la tensione politica. Le dimissioni di un alto responsabile dell’antiterrorismo hanno alimentato le polemiche sull’avvio del conflitto. Secondo alcune dichiarazioni, non vi sarebbero state prove di una minaccia imminente da parte dell’Iran.
Il Congresso si prepara a nuove audizioni dei vertici dell’intelligence, mentre emergono divisioni sulla gestione della crisi.
Posizioni internazionali
Il conflitto continua a coinvolgere altri Paesi. La Turchia ha rafforzato le difese dopo l’intercettazione di missili diretti verso il proprio spazio aereo e ha annunciato il dispiegamento di ulteriori sistemi Patriot nella base di Incirlik.
Intanto l’Iraq ha ripreso parzialmente le esportazioni di petrolio attraverso la Turchia, cercando di aggirare le difficoltà legate alla crisi nello Stretto di Hormuz.
L’Unione europea chiede la fine degli attacchi e il ripristino della libertà di navigazione. L’inviato per il Golfo Luigi Di Maio ha parlato di necessità di fermare l’escalation e garantire la sicurezza nella regione.
In Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che la sicurezza di Hormuz è un interesse globale e ha invocato una risposta sotto egida internazionale. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha escluso un coinvolgimento diretto in operazioni militari, pur confermando l’impegno nella difesa delle rotte commerciali.





