Cuba è sprofondata in un blackout nazionale dopo il collasso della sua rete elettrica, messa in ginocchio dalla drastica riduzione delle forniture di carburante legata al blocco petrolifero statunitense. Nelle ultime ore l’intero Paese è rimasto senza corrente, con città grandi e piccole immerse nell’oscurità e servizi essenziali costretti a operare in modalità di emergenza. Le autorità cubane hanno confermato che le centrali termoelettriche, già fragili e soggette a guasti ricorrenti, non sono state in grado di mantenere la produzione minima necessaria a causa della mancanza di combustibile.
Il governo dell’Avana ha denunciato la situazione come una conseguenza diretta delle restrizioni imposte da Washington, che limitano l’accesso dell’isola al mercato energetico internazionale. Senza petrolio sufficiente, la rete elettrica – basata in larga parte su impianti obsoleti – è entrata in una spirale di sovraccarichi e interruzioni fino al collasso totale. Le squadre tecniche stanno lavorando per ripristinare gradualmente l’alimentazione, ma la mancanza di risorse e la complessità dei danni rendono difficile prevedere tempi certi.
Nel frattempo, ospedali e infrastrutture critiche stanno operando grazie a generatori di emergenza, mentre la popolazione affronta lunghe ore senza luce, acqua corrente e comunicazioni stabili. Le organizzazioni umanitarie presenti sull’isola segnalano crescenti difficoltà nella distribuzione di beni essenziali e temono che la crisi energetica possa aggravare ulteriormente la già precaria situazione economica del Paese. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e infrastrutture al limite, il blackout rappresenta uno dei momenti più critici per Cuba degli ultimi anni.





