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Crisi Stretto Hormuz: Trump chiede una coalizione, Europa e Nato frenano
Il Presidente USA, Donald Trump

Hormuz, Trump chiede una coalizione navale. Europa e Nato frenano: “Non è la nostra guerra”

Il presidente Usa rivendica 7.000 obiettivi colpiti e minaccia nuovi raid sul terminal petrolifero di Kharg: “l’Iran è una tigre di carta”. Israele valuta l’invio di navi. Bruxelles: nessuna estensione delle missioni europee
martedì, 17 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Washington continua a spingere per una coalizione internazionale che garantisca la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma gli alleati europei e la Nato restano prudenti ed escludono per ora un coinvolgimento diretto. Parlando alla stampa, il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato i risultati della campagna militare contro Teheran: secondo la Casa Bianca dall’inizio del conflitto sono stati colpiti “oltre 7.000 obiettivi” e affondate “più di cento imbarcazioni iraniane nello stretto di Hormuz, tra cui trenta posamine”. “Iran è una tigre di carta”, ha dichiarato, chiedendo agli alleati di contribuire alla sicurezza delle rotte energetiche: “I Paesi che beneficiano del petrolio che passa da Hormuz devono contribuire a proteggerlo”.

Trump ha inoltre minacciato nuovi attacchi contro l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano: “Se necessario la distruggerò completamente”. Nonostante l’escalation militare, Washington sostiene che il traffico energetico nello stretto stia lentamente riprendendo. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato alla CNBC che gli Stati Uniti stanno consentendo il passaggio delle petroliere iraniane per evitare uno shock globale: “Le navi stanno già uscendo e lo abbiamo permesso per rifornire il resto del mondo”. Israele, intanto, non esclude un coinvolgimento diretto: l’ambasciatore all’Onu Danny Danon ha affermato che il governo potrebbe valutare l’invio di unità navali in appoggio alla Marina statunitense.

Gli alleati frenano

Le richieste americane hanno però incontrato resistenze tra partner europei e Nato. Il premier britannico Keir Starmer ha escluso che la riapertura dello stretto possa essere affidata all’Alleanza Atlantica. “Questa non è e non è mai stata una missione Nato”. Anche Berlino ha ricordato che l’Alleanza non ha competenze dirette nello stretto di Hormuz. La linea europea è stata ribadita dall’alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas al termine del Consiglio Affari Esteri. “Questa non è la guerra dell’Europa. Il nostro interesse è la de escalation”, ha detto, aggiungendo che tra i ventisette “non c’è appetito” per entrare direttamente nel conflitto.

L’Unione europea mantiene quindi il mandato delle missioni navali esistenti. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha spiegato che le operazioni europee “Atalanta e Aspides restano con il loro mandato”, anche se l’Italia è favorevole a rafforzarle. Un’estensione allo stretto di Hormuz viene però considerata complessa perché entrambe hanno funzioni limitate di difesa e antipirateria.

Escalation nella regione

Nel frattempo la situazione militare resta tesa. Israele ha annunciato l’avvio di “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano. Secondo il ministero della Salute libanese, un raid nel villaggio di Qantara ha ucciso quattro persone, tra cui due bambini. La Croce Rossa libanese stima circa 900 mila sfollati nelle due settimane successive all’inizio delle nuove tensioni. In Israele sirene d’allarme sono risuonate a Gerusalemme, Ashdod e in diverse località della Cisgiordania dopo il lancio di missili balistici dall’Iran.

Le difese aeree hanno intercettato i vettori e non si registrano vittime, ma frammenti di intercettori sono caduti in varie zone del Paese, anche nei pressi dell’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu. In Cisgiordania il ministero della Giustizia israeliano ha aperto un’inchiesta su un’operazione delle forze speciali che ha causato la morte di una famiglia palestinese a Tammun. Secondo le autorità di Ramallah le vittime sono un uomo, una donna e due bambini.

Iran tra repressione e incertezze

A Teheran la polizia ha annunciato l’arresto di 500 persone accusate di “spionaggio a favore dei Paesi nemici”, cioè Stati Uniti e Israele. Resta inoltre incerta la situazione di Mojtaba Khamenei, la nuova guida suprema iraniana nominata l’8 marzo dopo gli attacchi occidentali. Il leader non è ancora apparso in pubblico e circolano voci contrastanti sulle sue condizioni di salute, con indiscrezioni su un possibile trasferimento a Mosca per cure mediche.

Canali diplomatici

Nonostante l’escalation restano aperti alcuni canali indiretti. Secondo fonti citate da Reuters, emissari statunitensi legati al Board of Peace promosso da Trump hanno incontrato rappresentanti di Hamas al Cairo nel tentativo di preservare il cessate il fuoco a Gaza. Ai colloqui avrebbe partecipato Aryeh Lightstone, collaboratore dell’inviato speciale americano Steve Witkoff. Hamas non ha commentato l’incontro.

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