Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che “Teheran non è pronta a un accordo”, ribadendo la sua linea di pressione sul regime iraniano. Nei giorni scorsi Trump aveva anche lanciato un appello ai partner internazionali per creare una coalizione navale nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di garantire la sicurezza del traffico petrolifero in uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo. La proposta americana ha però incontrato immediate resistenze tra i principali alleati europei.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiarito che il Regno Unito non intende essere trascinato in un conflitto più ampio, mentre da Berlino il governo tedesco ha avvertito che un conflitto prolungato avrebbe effetti economici pesanti per l’Europa.
Anche sul piano istituzionale europeo sono arrivate prese di posizione prudenti. L’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha sottolineato che lo Stretto di Hormuz non rientra nell’area di intervento della Nato, prendendo di fatto le distanze dall’ipotesi di una missione dell’Alleanza.
L’Italia: serve diplomazia
Da Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato a mantenere aperta la via del dialogo.
“Deve prevalere la linea diplomatica, nell’interesse di tutti”, ha dichiarato.
Anche il vicepremier Matteo Salvini ha cercato di rassicurare sull’eventuale coinvolgimento italiano, affermando che “l’Italia non è in guerra contro nessuno”.
Attacchi e sirene
Sul terreno, tuttavia, le tensioni continuano a salire. In Israele sono tornate a suonare le sirene di allarme nel sud del Paese e nell’area di Gerusalemme, segnalando nuovi lanci di razzi o droni.
Secondo media iraniani e fonti locali citate dalla stampa internazionale, il raid avrebbe provocato vittime civili e danni ad aree residenziali, anche se il bilancio non è stato ancora confermato in modo indipendente. Parallelamente si registrano nuovi episodi nel Golfo. Droni hanno colpito gli Emirati Arabi Uniti, dove un edificio è stato visto in fiamme dopo l’attacco.





