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Il Presidente USA, Donald Trump
Il Presidente USA, Donald Trump

Trump avverte la Nato su Hormuz, “futuro molto negativo se non aiuta”. Pressioni sulla Cina, ma gli alleati frenano

lunedì, 16 Marzo 2026
2 minuti di lettura

La crisi dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, sta diventando per Donald Trump anche un problema politico oltre che militare. Con il traffico energetico bloccato e i timori di una nuova impennata dei prezzi, la Casa Bianca ha ricevuto avvertimenti dalle grandi compagnie petrolifere sul rischio che la crisi peggiori ancora. Anche l’Onu ha indicato nella guerra una prova dei costi geopolitici legati alla dipendenza dai combustibili fossili.

In questo quadro il presidente americano ha alzato la pressione sugli alleati, chiedendo un coinvolgimento diretto per riaprire lo stretto e proteggere la navigazione. In un’intervista al Financial Times e poi parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha avvertito che la Nato rischia un futuro “molto negativo” se non contribuirà alla sicurezza di Hormuz. “Chi trae benefici da Hormuz deve contribuire a proteggerlo”, ha detto, aggiungendo di aver contattato “circa sette Paesi” per costruire una coalizione internazionale.

Trump ha esteso l’appello anche alla Cina, sostenendo che “anche Pechino dovrebbe dare una mano” perché “il 90 per cento del suo petrolio passa da lì”, e ha lasciato intendere che il viaggio previsto in Cina potrebbe essere rinviato. Pechino, però, ha mantenuto una linea prudente, facendo sapere di essere “in contatto con tutte le parti” e di essere impegnata a favorire un raffreddamento della crisi.

Il problema per Washington è che, al di là delle richieste americane, nessuno sembra davvero intenzionato a impegnarsi fino in fondo. Berlino ha ricordato che la Nato non ha competenze dirette sullo Stretto di Hormuz. “Non mi risulta che l’Alleanza abbia preso decisioni in questa direzione”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Johann Wadephul, che ha anche espresso scetticismo sull’ipotesi di allargare alla zona la missione europea Aspides. I Paesi Bassi stanno valutando possibili contributi, ma il ministro Tom Berendsen ha avvertito che “l’invio di poche navi non risolverà il problema”. Il Giappone, intanto, ha escluso operazioni di sicurezza marittima nello stretto. L’Unione europea discute un rafforzamento di Aspides nel Mar Rosso, ma per ora senza decisioni su un’estensione immediata a Hormuz.

Nel frattempo Trump continua ad alzare i toni anche verso Teheran. Ha accusato l’Iran di diffondere disinformazione con contenuti generati dall’intelligenza artificiale, sostenendo che il regime mostri “finte navi kamikaze” per apparire più forte di quanto sia. Ha inoltre lasciato sul tavolo nuove opzioni militari contro Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano, affermando che gli Stati Uniti potrebbero colpirlo “in cinque minuti”. Teheran respinge le accuse. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che l’Iran “resisterà finché Trump non riconoscerà che la guerra è stata un errore”, negando anche l’esistenza di negoziati con Washington.

Escalation militare

Sul terreno, intanto, il conflitto continua ad allargarsi. Israele ha annunciato l’avvio di “operazioni terrestri limitate e mirate” contro Hezbollah nel sud del Libano e ha riferito di aver distrutto a Teheran un aereo usato dalla leadership iraniana per mantenere i collegamenti con i gruppi alleati dell’“asse della resistenza”.

L’Iran ha risposto con nuovi lanci di missili verso Israele, mentre droni e attacchi hanno colpito infrastrutture energetiche e portuali nel Golfo, tra cui Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Il risultato è che, mentre Trump cerca una coalizione per riaprire Hormuz, gli alleati occidentali e asiatici restano cauti, preoccupati più per il rischio di essere trascinati in una nuova guerra regionale che per seguire l’ennesimo ultimatum della Casa Bianca.

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