L’aeronautica israeliana ha lanciato nuovi attacchi contro obiettivi nell’Iran occidentale. Esplosioni sono state segnalate a Isfahan, Hamedan, Khomein e Dezful, oltre che nella parte occidentale di Teheran. Media regionali riferiscono che tra i bersagli colpiti vi sarebbe anche un centro di ricerca spaziale vicino alla capitale, utilizzato per tecnologie satellitari e intelligence. I raid avrebbero provocato decine di vittime nella regione di Isfahan.
Il comando militare statunitense ha annunciato in parallelo un attacco contro l’isola iraniana di Kharg, snodo da cui transita gran parte delle esportazioni petrolifere di Teheran. Secondo Washington sono stati distrutti circa novanta obiettivi militari evitando danni alle infrastrutture petrolifere.
Durante la notte anche Israele è stato colpito da missili e droni. Tre allarmi aerei sono scattati nel centro del Paese con esplosioni udite nell’area di Tel Aviv. Il ministero della Salute israeliano riferisce che nelle ultime ventiquattro ore 108 persone sono state portate negli ospedali, per lo più con ferite lievi o sintomi da shock. Hezbollah ha inoltre annunciato nuovi attacchi contro posizioni israeliane al confine con il Libano meridionale e scontri diretti con l’esercito nella zona di Khiam.
Nella notte diversi Paesi del Golfo hanno intercettato droni iraniani. L’Arabia Saudita ha dichiarato di aver abbattuto almeno tre velivoli nella regione orientale. Negli Emirati Arabi Uniti un drone ha provocato un incendio in un impianto petrolifero a Ruwais. Il Kuwait riferisce di aver distrutto cinque droni nelle ultime ventiquattro ore e di aver registrato danni ai radar dell’aeroporto internazionale e alla base militare Ahmad Al Jaber. Gli Emirati hanno ribadito il diritto a difendersi ma invitato alla moderazione. “Abbiamo il diritto di reagire a questa aggressione, ma continuiamo a privilegiare la ragione e a cercare una via diplomatica”, ha dichiarato il consigliere presidenziale Anwar Gargash.
Minacce contro Netanyahu
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno diffuso un comunicato contro il governo israeliano. “Se Netanyahu è ancora vivo lo braccheremo e lo uccideremo con tutte le nostre forze”, afferma la dichiarazione diffusa dall’agenzia Fars.
I Pasdaran sostengono inoltre di aver lanciato missili contro obiettivi israeliani e contro basi statunitensi in Iraq e Kuwait, tra cui Ali Al Salem e Arifjan. Le autorità locali non hanno confermato la distruzione delle installazioni, ma nella regione sono stati segnalati attacchi con droni e missili.
Trump: “Non sono pronto a un accordo”
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di non essere pronto a negoziare la fine del conflitto. “In questo momento non sono pronto a un accordo con l’Iran. I termini non sono ancora abbastanza buoni”, ha affermato in un’intervista alla NBC.
Trump ha invitato gli alleati a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz chiedendo ad “altri Paesi coinvolti” di inviare navi militari. Ha inoltre dichiarato di non sapere “nemmeno se Mojtaba Khamenei sia ancora vivo”, dopo che il nuovo leader supremo iraniano non è apparso in pubblico.
Reazioni internazionali
Diversi Paesi hanno mostrato cautela rispetto alla richiesta americana di rafforzare la presenza navale nel Golfo. La Corea del Sud sta “valutando attentamente” l’eventuale invio di una nave militare, mentre il Giappone afferma che la soglia per un coinvolgimento diretto resta “estremamente alta”.
La Francia ha smentito un dispiegamento di navi da guerra verso la regione, precisando che il gruppo della portaerei resta nel Mediterraneo orientale con postura difensiva. Parigi ha comunque ribadito la disponibilità a facilitare eventuali negoziati, mentre Londra ha invocato una “rapida de escalation”. L’Iraq ha condannato gli attacchi contro sedi diplomatiche sul proprio territorio promettendo di rafforzarne la sicurezza.





