La Giornata di Al‑Quds, appuntamento annuale che in Iran mobilita piazze e istituzioni in sostegno della causa palestinese, ha attirato migliaia di persone a Teheran nonostante le tensioni altissime e i recenti attacchi statunitensi e israeliani contro obiettivi legati alla Repubblica islamica. Le immagini diffuse dai media locali mostrano viali gremiti, famiglie con bambini, studenti, veterani di guerra e rappresentanti religiosi che hanno sfilato tra bandiere, striscioni e slogan contro Washington e Tel Aviv. Una partecipazione che, secondo gli osservatori, riflette un misto di mobilitazione politica, pressione istituzionale e sincero sentimento popolare.
Il governo iraniano ha presentato l’affluenza come una dimostrazione di unità nazionale in un momento critico. Negli ultimi giorni, infatti, diverse installazioni militari e logistiche legate ai Pasdaran sono state colpite da raid attribuiti agli Stati Uniti e a Israele, in risposta alle attività delle milizie filo‑iraniane nella regione. Teheran ha denunciato gli attacchi come “aggressioni illegali” e ha promesso ritorsioni, mentre la diplomazia internazionale teme un’ulteriore escalation. Durante la manifestazione, numerosi esponenti politici hanno ribadito che la pressione esterna non farà arretrare l’Iran dal suo sostegno alla Palestina.
Il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni‑Ejei, ha definito la partecipazione “un messaggio chiaro ai nemici”, mentre i media conservatori hanno parlato di “risposta del popolo iraniano alle intimidazioni occidentali”. Tuttavia, analisti indipendenti sottolineano che la presenza massiccia non va letta solo in chiave ideologica: in un Paese segnato da difficoltà economiche e tensioni interne, le autorità considerano queste manifestazioni un banco di prova per misurare consenso e capacità di mobilitazione. La Giornata di Al‑Quds, istituita da Khomeini nel 1979, resta uno dei momenti più simbolici del calendario politico iraniano.





