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mutui e mercato immobiliare

Banche, tornano a crescere i prestiti: +2,1% a famiglie e imprese. Mutui casa al 3,42%

Secondo l’Abi continua la discesa dei tassi sui finanziamenti immobiliari e sale la raccolta
domenica, 15 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Dal rapporto mensile dell’Abi che ha analizzato l’andamento dei finanziamenti, della raccolta e del costo del denaro nel sistema bancario italiano, è uscita questa fotografia: il credito bancario è tornato a espandersi e i tassi sui mutui hanno mostrato un nuovo calo. Ma per far capire meglio il tutto, come sempre è meglio affidarsi ai numeri. Eccoli. A febbraio l’ammontare dei prestiti destinati a famiglie e imprese ha registrato un aumento del 2,1% su base annua: confermato in pratica il percorso di crescita avviato nel marzo 2025.

Per le famiglie si è trattato del quattordicesimo mese consecutivo di incremento, mentre per le imprese l’aumento dei finanziamenti è proseguito per l’ottavo mese consecutivo. A gennaio 2026, in particolare, i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,5%, mentre quelli alle imprese avevano registrato un aumento dell’1,7%. Parallelamente è continuata la discesa dei tassi sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni. A febbraio il tasso medio sulle nuove operazioni immobiliari è sceso al 3,42%, in calo rispetto al 3,45% del mese precedente e soprattutto rispetto al 4,42% registrato a dicembre 2023. Anche il costo dei finanziamenti alle imprese ha evidenziato una riduzione: il tasso medio sulle nuove operazioni scende al 3,45%, dal 3,53% di gennaio e dal 5,45% di dicembre 2023.

Prestiti

Nel complesso il tasso medio sul totale dei prestiti, cioè considerando anche quelli sottoscritti negli anni precedenti, si attesta al 3,99%, lo stesso livello registrato nel mese precedente. Il rapporto dell’Associazione bancaria ha risaltato anche l’andamento della raccolta bancaria. La raccolta diretta complessiva (depositi e obbligazioni della clientela) è cresciuta del 4% su base annua a febbraio 2026, in continuità con la dinamica positiva osservata dall’inizio del 2024. Nel dettaglio i depositi nelle varie forme sono aumentati del 4,6%, mentre la raccolta a medio e lungo termine tramite obbligazioni ha registrato un incremento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sul fronte dei rendimenti riconosciuti ai risparmiatori il tasso medio sui nuovi depositi vincolati, come certificati di deposito e conti con durata prestabilita, è salito al 2,07%. Il tasso medio sul totale dei depositi è restato invece allo 0,64%, mentre quello applicato ai conti correnti si è collocato allo 0,27%.

Qualità del credito

Il rapporto ha evidenziato anche il margine tra tassi sui prestiti e quelli sulla raccolta. A febbraio 2026 lo spread sulle nuove operazioni con famiglie e società non finanziarie è stato pari a 196 punti base, cioè la differenza tra il costo dei nuovi finanziamenti e il rendimento riconosciuto sulla nuova raccolta bancaria. Un ulteriore elemento ha riguardato la qualità del credito. Secondo le stime dell’Abi a gennaio 2026 i crediti deteriorati netti sono ammontati a 27,1 miliardi di euro, in calo rispetto ai 30 miliardi di settembre 2025 e ai 31,3 miliardi di dicembre 2024. Il livello è restato molto distante dal picco registrato nel 2015, quando i crediti deteriorati avevano raggiunto 196,3 miliardi di euro.

Il peso dei crediti problematici sul totale dei finanziamenti ha continuato quindi a ridursi. A gennaio 2026 l’incidenza dei crediti deteriorati netti è scesa all’1,28% dei crediti complessivi, un valore inferiore rispetto all’1,43% di settembre 2025, all’1,51% di fine 2024 e molto lontano dal 9,8% registrato nel 2015.

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