Nelle ultime ore Washington ha intensificato la pressione su Teheran sul controllo dello stretto di Hormuz, mentre attacchi e rappresaglie si moltiplicano in tutta la regione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che si aspetta la partecipazione di numerosi Paesi a una missione navale internazionale per mantenere aperto lo stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita una quota decisiva del petrolio mondiale.
In un messaggio pubblicato sui social, Trump ha affermato che “molti Paesi, specialmente quelli colpiti dal tentativo iraniano di chiudere lo Stretto, invieranno navi da guerra insieme agli Stati Uniti per mantenerlo aperto e sicuro”. Tra i possibili partecipanti ha citato Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito, anche se la Casa Bianca non ha ancora confermato impegni concreti da parte degli alleati.
Il presidente ha inoltre rivendicato i bombardamenti statunitensi sull’isola iraniana di Kharg, principale hub petrolifero del Paese, sostenendo che sono stati distrutti tutti gli obiettivi militari sull’isola. Trump ha precisato che il terminal petrolifero non è stato colpito “per ragioni di decenza”, ma ha avvertito che potrebbe diventare un bersaglio se l’Iran continuerà a bloccare il traffico marittimo. Secondo il Comando centrale statunitense, nell’operazione sono stati colpiti oltre novanta siti militari, tra cui depositi di mine navali e strutture missilistiche.
Teheran: “Hormuz non riaprirà”
La risposta iraniana è stata immediata. Le autorità di Teheran hanno ribadito che lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno gli attacchi contro il Paese, invitando le forze statunitensi a ritirarsi dalla regione. La Marina iraniana ha inoltre rivendicato una serie di operazioni contro forze americane nel Golfo, sostenendo di aver colpito obiettivi militari negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein.
In parallelo, l’Iran ha minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche legate agli Stati Uniti nel Golfo e ha invitato la popolazione di alcune aree portuali degli Emirati ad allontanarsi, definendole possibili obiettivi militari.
Attacco al consolato emiratino a Erbil
Nel frattempo il conflitto continua a estendersi sul terreno. Le autorità degli Emirati hanno denunciato un attacco contro il loro consolato a Erbil, nel Kurdistan iracheno. L’episodio si inserisce in una serie di attacchi contro obiettivi diplomatici e militari nella regione, mentre sistemi di difesa aerea sono stati attivati in diversi Paesi del Golfo. Fonti regionali riferiscono anche di nuove esplosioni a Gerusalemme e di un aumento delle operazioni militari lungo diversi fronti del conflitto.
Navi indiane autorizzate al passaggio
Nonostante le minacce di blocco, Teheran ha autorizzato il transito di alcune navi energetiche straniere. Secondo fonti diplomatiche, due gasiere indiane hanno ricevuto il permesso di attraversare lo stretto di Hormuz, segnale di un tentativo iraniano di mantenere aperti alcuni canali commerciali selettivi mentre la crisi militare prosegue.
Apertura del “fronte ucraino”
La tensione rischia inoltre di allargarsi ulteriormente sul piano politico. Un parlamentare iraniano ha dichiarato che l’Ucraina potrebbe diventare un “obiettivo legittimo” per aver contribuito alla difesa dei Paesi del Golfo contro gli attacchi iraniani, aprendo di fatto un nuovo fronte retorico del conflitto. Sul piano umanitario la Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito che i bombardamenti e gli scontri nelle ultime settimane hanno provocato danni a circa 36.500 edifici civili.





