Un giudice federale ha bloccato le citazioni in giudizio emesse dal Dipartimento di Giustizia contro Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, in un caso che rischiava di aprire una frattura senza precedenti tra potere giudiziario e indipendenza monetaria. La decisione, arrivata nella tarda serata di venerdì, sospende temporaneamente l’obbligo per Powell di fornire documentazione e testimonianze relative a presunte comunicazioni riservate con istituzioni finanziarie durante la gestione della crisi inflattiva.
Il Dipartimento aveva motivato le citazioni con la necessità di chiarire eventuali pressioni o scambi impropri tra la Fed e soggetti privati, ma la corte ha ritenuto che l’azione rischiasse di compromettere l’autonomia operativa della banca centrale. La sentenza, firmata dal giudice distrettuale Eleanor McBride, sottolinea che “la Federal Reserve gode di uno statuto di indipendenza che non può essere aggirato da iniziative investigative prive di fondamento probatorio solido”. Secondo la corte, le citazioni avrebbero potuto creare un precedente pericoloso, aprendo la porta a interferenze politiche nei processi decisionali della Fed. Powell, che non ha commentato direttamente la vicenda, ha ribadito in una nota che “la trasparenza è un valore fondamentale, ma deve essere bilanciata con la necessità di proteggere la neutralità istituzionale”.
Il Dipartimento di Giustizia ha espresso “profondo disappunto” per la decisione, annunciando che valuterà un ricorso. Alcuni membri del Congresso, soprattutto tra le fila repubblicane, hanno criticato la mossa del giudice, accusandolo di “proteggere l’élite finanziaria”. Altri, invece, vedono nella sentenza un segnale di tenuta delle istituzioni, in un momento in cui la politicizzazione della Fed è tornata al centro del dibattito.





