Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha autorizzato il dispiegamento di 2.200 soldati per sostenere la polizia nella lotta contro la criminalità, una decisione che segna uno dei più significativi interventi militari interni degli ultimi anni. L’annuncio arriva in un momento in cui il Paese è alle prese con un aumento dei reati violenti, dalle rapine armate agli omicidi, con intere comunità che denunciano un senso crescente di insicurezza. Il governo ha definito la misura “temporanea ma necessaria”, sottolineando che l’obiettivo è stabilizzare le aree più colpite e ristabilire la fiducia nella capacità dello Stato di garantire ordine pubblico. Il dispiegamento riguarderà principalmente Gauteng, KwaZulu-Natal e Western Cape, regioni dove la criminalità organizzata e le gang hanno consolidato la loro presenza.
I militari affiancheranno le forze di polizia in operazioni mirate, pattugliamenti e controlli stradali, con un mandato che include la protezione delle infrastrutture critiche e il supporto logistico. Ramaphosa ha assicurato che l’intervento avverrà “nel pieno rispetto della legge e dei diritti dei cittadini”, consapevole delle critiche che in passato hanno accompagnato l’uso dell’esercito in operazioni interne. Le opposizioni hanno accolto la notizia con reazioni contrastanti: alcuni partiti sostengono che la situazione richieda misure drastiche, mentre altri accusano il governo di mascherare con la forza militare le carenze strutturali della polizia, da anni afflitta da sottofinanziamento e scandali di corruzione. Anche le organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazione, ricordando episodi in cui interventi simili hanno portato a eccessi nell’uso della forza. Nonostante le polemiche, molti cittadini vedono nel dispiegamento un segnale di intervento concreto dopo mesi di escalation criminale.





