La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi mentre cresce la tensione nello Stretto di Hormuz. L’Iran ha lanciato nuovi missili balistici verso Israele e Hezbollah ha rivendicato attacchi coordinati lungo il confine settentrionale.
Un missile diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato dai sistemi di difesa Nato nel Mediterraneo orientale. Secondo fonti diplomatiche si tratta del terzo episodio negli ultimi giorni e Ankara ha avviato consultazioni con gli alleati.
Israele ha condotto nuovi raid contro obiettivi militari in Iran colpendo siti missilistici e infrastrutture a Teheran, Shiraz e Ahvaz. Gli Stati Uniti rivendicano successi militari. Il capo di Stato maggiore Dan Keane ha dichiarato che le forze americane hanno distrutto un sottomarino iraniano e altre imbarcazioni con missili Atacms a lungo raggio. “Nei primi tredici giorni dell’operazione le nostre forze hanno eseguito i primi attacchi di precisione in profondità nel territorio nemico”, ha affermato.
Un’esplosione è stata segnalata anche a Dubai e gli Emirati hanno inviato alla popolazione un allarme per possibili minacce missilistiche. Sale intanto il bilancio delle vittime americane: sei militari sono morti nello schianto di un aereo cisterna Usa precipitato nell’Iraq occidentale, portando a undici il numero dei soldati statunitensi caduti dall’inizio della guerra.
Esplosione durante le manifestazioni a Teheran
Nel mezzo dei bombardamenti migliaia di persone sono scese in piazza a Teheran per la Giornata di Al Quds, dedicata al sostegno della causa palestinese. Tra i partecipanti il presidente Masoud Pezeshkian e altri alti funzionari del regime. Durante la manifestazione una forte esplosione ha colpito una piazza del centro provocando la morte di una donna.
I media iraniani attribuiscono l’attacco a un bombardamento congiunto di Stati Uniti e Israele mentre immagini della televisione di Stato mostrano colonne di fumo sulla capitale.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che “milioni di iraniani sono scesi in piazza nonostante i brutali attacchi degli Stati Uniti e del regime sionista”, definendo la mobilitazione una prova della “determinazione del popolo iraniano”.
Scontro politico tra Washington e Teheran
Lo scontro si estende anche al piano politico. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha affermato che la leadership iraniana “si nasconde sottoterra come ratti” e che la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe “ferita e probabilmente sfigurata”. Secondo Hegseth il regime starebbe perdendo il controllo: “È spaventato, ferito e privo di legittimità.
Le loro capacità militari si stanno sgretolando”. Durante il G7 il presidente americano Donald Trump ha rivendicato i risultati dell’offensiva sostenendo che gli Stati Uniti hanno “eliminato un cancro che minacciava tutti” e che il regime iraniano sarebbe vicino al collasso.
In un’intervista a Fox News ha aggiunto che Washington reagirà “molto duramente la prossima settimana” e che la marina americana potrebbe scortare le navi nello Stretto di Hormuz. Teheran respinge le accuse.
Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha dichiarato che le forze armate iraniane infliggeranno a Stati Uniti e Israele “una lezione che non dimenticheranno”.
Il presidente Pezeshkian ha ribadito la fedeltà alla Guida Suprema affermando che il suo messaggio ha “definito con chiarezza la direzione che il Paese deve seguire in questa fase cruciale”.
Traffico petrolifero fermo
La guerra colpisce anche i mercati energetici. Secondo un’analisi del New York Times almeno sedici navi commerciali sono state attaccate dall’inizio del conflitto e due petroliere irachene sono state viste in fiamme nel Golfo.
Il traffico nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, è quasi paralizzato. Prima della guerra transitavano circa ottanta navi al giorno mentre ora solo poche riescono ad attraversarlo.
L’Agenzia internazionale dell’energia ha definito la crisi “la più grande interruzione nella storia del mercato petrolifero globale”. Sul piano diplomatico alcuni Paesi europei cercano canali con Teheran per garantire la sicurezza della navigazione. Secondo il Financial Times Francia e Italia avrebbero avviato contatti informali con la Repubblica islamica, ma fonti di Palazzo Chigi hanno smentito negoziati diretti tra Roma e Teheran.
Dubbi sul nucleare iraniano
E in tutto questo, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi, in visita a Mosca, ha dichiarato che non esistono prove definitive sull’esistenza o meno di un programma nucleare militare iraniano. “Non possiamo fornire alcuna prova chiara che l’Iran stesse costruendo un’arma atomica ma nemmeno il contrario”, ha spiegato Grossi, ricordando che negli ultimi anni gli ispettori hanno avuto un accesso limitato alle installazioni nucleari della Repubblica islamica.





