Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi mentre sul piano politico e militare si moltiplicano segnali di escalation. Durante una riunione con i leader del G7, il presidente americano Donald Trump ha rivendicato i risultati dell’offensiva militare contro Teheran sostenendo che la Repubblica islamica sarebbe ormai vicina alla resa. “Abbiamo eliminato un cancro che minacciava tutti”, avrebbe detto agli alleati secondo fonti diplomatiche.
Il leader americano ha anche minimizzato le critiche internazionali all’operazione militare, affermando di non essere interessato al riconoscimento del Nobel per la Pace. Diversi capi di governo avrebbero però sollecitato Washington a chiudere rapidamente il conflitto e a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Missili verso la Turchia
Sul piano militare la tensione resta alta. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato dai sistemi di difesa Nato nel Mediterraneo orientale. Ankara ha spiegato di monitorare con attenzione la situazione regionale e ha avviato consultazioni diplomatiche per chiarire l’incidente.
Le autorità iraniane continuano intanto a ribadire una linea di totale fermezza. La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha dichiarato che Teheran non rinuncerà alla vendetta contro gli attacchi subiti e ha ribadito la minaccia di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale.
Raid su Iran e Libano
Nelle stesse ore l’aviazione israeliana ha colpito diversi obiettivi militari iraniani. Secondo l’esercito israeliano sono stati presi di mira infrastrutture militari e siti legati alla produzione di missili in varie città, tra cui Teheran, Shiraz e Ahvaz.
Una nuova serie di esplosioni è stata segnalata anche nella capitale iraniana, dove media locali parlano di bombardamenti nelle aree centrali della città. Nello stesso momento gli attacchi si sono estesi anche al Libano: raid aerei hanno colpito la periferia meridionale di Beirut e un edificio residenziale nella zona di Sidone, causando diversi feriti. Hezbollah ha dichiarato di aver risposto con una serie di operazioni contro posizioni militari israeliane nel sud del Libano e nel nord di Israele.
Petrolio oltre i 100 dollari
La crisi militare sta già producendo effetti sui mercati energetici. Il prezzo del petrolio è salito oltre la soglia dei 100 dollari al barile mentre Washington ha deciso di allentare temporaneamente alcune restrizioni sulle esportazioni di greggio russo per evitare ulteriori tensioni sui mercati.
Il Cremlino ha definito la decisione un tentativo di stabilizzare il sistema energetico globale, mentre il Tesoro americano ha precisato che la misura non rappresenta un vantaggio strategico per Mosca ma una risposta alla volatilità provocata dal conflitto.





