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Missili balistici Iran lanciati contro Israele e Paesi del Golfo

Mojtaba Khamenei ferito in un raid israeliano, l’Iran lancia una pesante offensiva

mercoledì, 11 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Secondo fonti iraniane e internazionali, la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei è rimasto ferito alle gambe durante un raid attribuito a Israele, ma si troverebbe ora in un luogo sicuro. Nelle stesse ore la Repubblica islamica ha lanciato quella che definisce la più pesante offensiva dall’inizio del conflitto contro obiettivi americani e israeliani nella regione.

Il figlio del presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Khamenei è “sano e salvo e si trova in un luogo sicuro”, spiegando che le comunicazioni con l’esterno sono state drasticamente limitate per evitare che la sua posizione venga individuata. Secondo alcune fonti le ferite alle gambe risalirebbero ai primi giorni della guerra, quando Israele avrebbe tentato di colpire la leadership iraniana con attacchi mirati.

Nella notte l’Iran ha risposto con una nuova ondata di missili e droni contro obiettivi statunitensi e israeliani. I Pasdaran hanno parlato dell’“attacco più intenso dall’inizio della guerra”. Secondo i media iraniani sono stati colpiti diversi bersagli militari, tra cui strutture americane in Bahrein, Kuwait e Iraq e aree strategiche in Israele tra Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme ovest. Alcuni raid avrebbero preso di mira anche obiettivi nel Kurdistan iracheno e la base della Quinta Flotta statunitense nel Golfo.
Le difese aeree dei Paesi della regione sono state attivate più volte. Il Kuwait ha annunciato di aver abbattuto otto droni che avevano violato il proprio spazio aereo, mentre il Qatar ha riferito di aver intercettato due missili diretti verso l’emirato.

Esplosioni nel Golfo e traffico marittimo a rischio

L’escalation si fa sentire anche negli Stati del Golfo. A Dubai una forte esplosione è stata segnalata dopo la caduta di due droni nei pressi dell’aeroporto internazionale, con quattro feriti ma senza interruzioni prolungate del traffico aereo.
Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi chiave del commercio energetico mondiale, resta sotto forte pressione. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima ha segnalato tre navi colpite nel giro di poche ore da “proiettili non identificati”. In uno dei casi un cargo ha preso fuoco costringendo l’equipaggio ad abbandonare la nave.
Washington ha avvertito Teheran che qualsiasi tentativo di minare lo stretto avrebbe “conseguenze militari senza precedenti”. Secondo fonti americane la marina statunitense avrebbe già distrutto diverse imbarcazioni iraniane sospettate di preparare operazioni di minamento.

Raid israeliani su Teheran e Libano

Parallelamente Israele continua la sua campagna militare contro obiettivi legati all’Iran. Forti esplosioni sono state segnalate nel centro di Teheran e nelle aree attorno all’aeroporto della capitale. Nel Libano meridionale e nella valle della Beqaa gli attacchi israeliani hanno provocato almeno diciassette morti e decine di feriti, secondo il ministero della Salute di Beirut. Un altro raid ha colpito il centro della capitale libanese, uccidendo quattro persone in un appartamento.
L’esercito israeliano ha inoltre deciso di rafforzare il fronte settentrionale trasferendo la brigata Golani dalla Striscia di Gaza al confine con il Libano, segnale del timore di un allargamento del conflitto con Hezbollah.

Pressioni diplomatiche e timori economici

Sul piano internazionale continuano gli appelli alla de-escalation. Il presidente iraniano Pezeshkian ha ribadito che Teheran “non intende scontrarsi con i Paesi vicini” e che gli attacchi sono diretti solo contro obiettivi da cui partono operazioni militari contro l’Iran.

Il Cremlino ha fatto sapere che nella recente telefonata tra Vladimir Putin e Pezeshkian non sono state discusse eventuali condizioni per nuovi negoziati con Washington.
Nel frattempo l’Unione europea mantiene attivo il meccanismo di risposta alle crisi per coordinare le reazioni diplomatiche ed economiche, mentre i governi europei monitorano con preoccupazione l’impatto della guerra sui mercati energetici.

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