Giorgia Meloni ha ribadito oggi al Senato che l’Italia non è in guerra e non intende entrarvi: una linea, questa, detta nel corso delle comunicazioni alle Camere: “Ribadisco che noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, le parole del Premier che ha respingo le pressioni a schierarsi tra diverse posizioni nello scenario internazionale. Meloni ha criticato quella che ha definito una “visione provinciale della politica europea e internazionale”, secondo cui l’Italia dovrebbe scegliere di volta in volta da che parte stare o seguire il modello di altri Paesi. “Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo: l’interesse dell’Italia”, ha spiegato, definendo il Paese “una grande Nazione con le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente”.
Il Primo Ministro ha poi assicurato che il Governo sta monitorando con attenzione le possibili ricadute economiche della crisi internazionale. In particolare, sono stati attivati strumenti di controllo sui prezzi per contrastare eventuali fenomeni speculativi, sia sul fronte dell’energia sia sui beni di consumo. L’Autorità per l’energia ha istituito una task force per seguire l’andamento dei prezzi energetici, mentre il ministero delle Imprese ha rafforzato il sistema di monitoraggio noto come ‘Mr. Prezzi’.
Carburanti
L’esecutivo sta valutando anche l’eventuale attivazione del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, previsto dal provvedimento sui carburanti del 2023. Lo strumento consentirebbe di utilizzare la maggiore Iva derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre temporaneamente le accise, sterilizzando così l’impatto dei rincari. Meloni ha inoltre lanciato un avvertimento contro eventuali speculazioni legate alla crisi. “Il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è: consiglio prudenza”, ha dichiarato. Il Governo, ha aggiunto, è pronto ad adottare tutte le misure necessarie per contrastare comportamenti scorretti, compresa una maggiore tassazione sugli eventuali profitti derivanti dalla speculazione.





