Gli Stati Uniti e Israele hanno intensificato i bombardamenti sull’Iran, mentre Teheran ha ampliato i lanci di missili e droni verso Israele, il Golfo e obiettivi americani. All’undicesimo giorno il conflitto assume una dimensione regionale, con nuove tensioni sulle rotte energetiche e nello Stretto di Hormuz. Esplosioni sono state segnalate in varie aree dell’Iran. L’aviazione israeliana ha confermato nuovi raid contro “obiettivi del regime iraniano”, mentre media locali parlano di depositi energetici colpiti nella capitale. Teheran ha risposto con nuovi lanci. Sirene negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. Arabia Saudita e Kuwait hanno annunciato di aver intercettato droni. Secondo il ministero della Difesa emiratino sono stati rilevati nove missili balistici e trentacinque droni, in gran parte abbattuti. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato un attacco con cinque missili contro la base americana di Al Harir, nel Kurdistan iracheno. Negli Emirati la raffineria di Ruwais è stata chiusa “per precauzione” dopo un attacco con droni nell’area. Il Qatar ha accusato l’Iran di continuare a colpire infrastrutture civili e ha avvertito che gli attacchi agli impianti energetici potrebbero avere “ripercussioni globali”.
Meloni e Tajani: impegno per sicurezza energetica
Sul piano diplomatico i partner europei cercano di contenere l’escalation. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto colloqui telefonici con il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. I tre leader hanno concordato di lavorare a “una serie di opzioni per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz”, sottolineando “l’importanza vitale della libertà di navigazione”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato con il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani definendo “inaccettabili i nuovi attacchi iraniani al Qatar” e ribadendo che l’obiettivo è “costruire una soluzione politica della crisi”, difendendo “la libertà dei transiti a Hormuz e la sicurezza marittima”.
Washington: Iran in difficoltà
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rivendicato l’efficacia della campagna militare. “L’Iran è isolato e sta perdendo malamente”, ha dichiarato, aggiungendo che gli Stati Uniti continueranno “finché il nemico non sarà completamente sconfitto”. Hegseth ha indicato tre obiettivi: distruggere il programma missilistico iraniano, neutralizzare la marina e impedire definitivamente lo sviluppo dell’arma nucleare. Ha definito quella di ieri “la più intensa” giornata di attacchi dall’inizio della guerra. Sul possibile ferimento di Mojtaba Khamenei ha evitato commenti: “È qualcosa che non posso discutere”. Donald Trump mantiene una linea doppia. Ha avvertito che gli Stati Uniti colpirebbero l’Iran “venti volte più duramente” se Teheran tentasse di bloccare Hormuz, ma ha detto di essere “disposto a parlare con l’Iran”, pur sostenendo di non credere che la nuova guida iraniana “possa vivere in pace”. L’inviato Steve Witkoff ha aggiunto che le prove indicano che Teheran “non vuole una soluzione diplomatica”.
Ali Larijani: l’Iran non ha paura
Da Teheran sono arrivate repliche dure. Ali Larijani ha scritto che “l’Iran non ha paura delle vostre minacce vuote” e ha avvertito Washington di fare attenzione “a non essere eliminati voi”. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha promesso una risposta “occhio per occhio” agli attacchi alle infrastrutture iraniane: “Se inizieranno una guerra alle infrastrutture, prenderemo di mira le loro”.
La Russia cerca di mediare
Sul piano diplomatico Mosca tenta di inserirsi. Dopo il colloquio tra Lavrov e Araghchi, il Cremlino ha reso noto che Vladimir Putin ha parlato di nuovo con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, ribadendo la necessità di una rapida “de-escalation” e di una soluzione “attraverso mezzi politici”. Pezeshkian ha ringraziato Mosca anche per gli aiuti umanitari.
Missili su Gerusalemme: due operai morti
Nuovi missili iraniani hanno colpito il centro di Israele e l’area di Gerusalemme. A Yehud due operai sono morti quando una munizione a grappolo ha centrato un cantiere. Secondo fonti della sicurezza israeliana circa metà dei missili lanciati dall’Iran dall’inizio della guerra avrebbe testate a frammentazione. “Questa è una bomba che può causare gravi danni”, hanno spiegato le fonti, sottolineando che l’area colpita dai frammenti è ampia e che “uccide”. Nel pomeriggio Iran e Hezbollah hanno lanciato ordigni simultaneamente verso Beit Shemesh e Kiryat, aree appena visitate dal ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul.





