Le autorità iraniane hanno invitato la popolazione di Teheran a rimanere in casa e a limitare al minimo le attività all’aperto, avvertendo che l’aria è “potenzialmente pericolosa” a causa delle sostanze rilasciate dagli impianti colpiti dopo gli attacchi contro diversi depositi di petrolio.
Secondo i media locali, l’incendio ha bruciato per ore, sprigionando nell’atmosfera particelle di combustibile e composti chimici che, combinati con l’umidità, hanno generato precipitazioni contaminate.
Le immagini diffuse sui social mostrano strade bagnate da una pioggia scura, macchie oleose sulle auto e persone che indossano mascherine improvvisate per proteggersi dall’odore acre. Alcuni residenti hanno riferito irritazioni agli occhi e difficoltà respiratorie, mentre i servizi sanitari monitorano un possibile aumento dei ricoveri legati alla qualità dell’aria.
Le autorità hanno confermato che i livelli di inquinamento sono “ben oltre la soglia di sicurezza” e che la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore. L’attacco ai depositi di carburante, attribuito a raid israeliani e statunitensi, rappresenta una delle operazioni più significative contro l’infrastruttura energetica iraniana dall’inizio del conflitto.
Le esplosioni hanno provocato incendi estesi, con fiamme visibili a chilometri di distanza e colonne di fumo che hanno avvolto una città di oltre dieci milioni di abitanti. La pioggia contaminata, descritta da alcuni come “olio che cade dal cielo”, ha alimentato timori sulla sicurezza ambientale e sulla capacità delle autorità di contenere gli effetti a lungo termine dell’incendio. L’episodio segna un nuovo livello di vulnerabilità per la capitale iraniana, già provata da giorni di bombardamenti.





