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Gennaro Varone, Sostituto Procuratore Tribunale Pescara

Con il Sì più garanzie ai cittadini e più professionalità per il PM

Intervista al pubblico ministero della Procura di Pescara Gennaro Varone
lunedì, 9 Marzo 2026
2 minuti di lettura

Dal momento che il referendum riguarda direttamente il ruolo del pubblico ministero, quali cambiamenti concreti comporterebbe, nella pratica quotidiana del suo lavoro, l’eventuale separazione delle carriere?
I pubblici ministeri non avranno motivo — questo è lo spauracchio agitato dal NO — di sentirsi remissivi nei confronti dei cosiddetti poteri forti, purché l’indipendenza, costituzionalmente garantita, sia innanzitutto una dote morale del magistrato. Il cambiamento per il pubblico ministero, nel medio periodo, sarà soprattutto culturale: dovrà smettere di sentirsi fratello minore del giudice, coltivare la specificità della propria competenza e, conseguentemente, non confondere più il principio del libero convincimento, proprio dell’organo giudicante, con l’arbitrio delle proprie iniziative, né l’indipendenza con la pretesa di irresponsabilità. Per la Comunità cambierà la qualità della giustizia percepita. La percezione della terzietà del giudice, in positivo o in negativo, ha sempre, al fondo, un dato di realtà.

Lei sostiene questa riforma. In qualità di pubblico ministero, se dovesse spiegare a un cittadino comune — che magari ha solo avuto a che fare con processi lenti e incomprensibili — cosa cambierà davvero per lui, cosa direbbe?
La mia opinione è che un pubblico ministero finalmente costretto a una propria specificità professionale, cui dovrà conseguire una maggiore attenzione per i risultati delle iniziative, sarà più attento a portare a giudizio soltanto i casi nei quali ha raggiunto un convincimento meditato, fondato su prove certe.Se questo accadrà, come mi auguro, meno imputati dovranno subire accuse che richiedono gradi di giudizio — e dunque dolore, perdita di chance, spese legali rilevanti — per cadere nel nulla. Nel medio-lungo periodo, la riduzione dei processi “inutili” comporterà anche una giustizia più celere.

Molti temono che riformare la giustizia significhi indebolire la magistratura. Lei invece pensa che questa riforma la renda più forte. In che senso?
Esaltare una professionalità significa imporne l’acquisizione e rendere responsabili i magistrati. Soltanto un pubblico ministero professionale, in grado di previsioni razionali e di scelte equilibrate, può usare la sua indipendenza per offrire un servizio alla Comunità e non per rendersi la vita comoda.
L’indipendenza senza professionalità è un privilegio, non un valore per la collettività.

Secondo lei, la riforma interviene davvero sui problemi strutturali della magistratura — come correntismo, carriera, autoreferenzialità — o rischia di restare una modifica formale?
La riforma pone le basi affinché quei temi possano finalmente essere affrontati. Tuttavia, una riforma costituzionale indica i valori e la nuova strada: saranno le leggi attuative a dover fare il resto, e su questo punto esse saranno decisive.

Se questa riforma non passasse, cosa continuerebbe a non funzionare nella giustizia italiana? E chi ne pagherebbe il prezzo più alto: i magistrati o i cittadini?
Il correntismo — che oggi timidamente, anche in vista del voto, si è appena sopito, con i correntisti in attesa di un risultato che li vede sfavoriti — dilagherebbe nuovamente. Le correnti interpreterebbero il voto popolare come un mandato a perpetuare un esistente infarcito di evidenti autoreferenzialità, arbitri, irresponsabilità e contiguità con la politica attiva.

Stabilire se la guida degli uffici giudiziari spetti alla volontà imperscrutabile delle correnti, piuttosto che al merito, cambia radicalmente gli assetti sociali ed economici di una comunità. È il capo dell’ufficio giudiziario che stabilisce se Maradona debba giocare in porta, come terzino, attaccante o essere tenuto in panchina. Per il risultato della partita, ciò non è evidentemente indifferente.Se dovesse vincere il NO, il prezzo più alto lo pagherà la Comunità, in grandissima parte inconsapevole della posta in gioco, della manipolazione subita e del danno che si sarà autoinflitta.

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