Una nuova ondata di attacchi con droni ha colpito il Golfo, danneggiando i serbatoi di carburante dell’aeroporto internazionale del Kuwait e costringendo l’Arabia Saudita a intercettare sei velivoli diretti verso Riyadh. Le autorità kuwaitiane hanno confermato che l’impatto ha provocato un incendio di vaste proporzioni, poi domato dalla Kuwait Fire Force, mentre frammenti dei droni abbattuti sono caduti in aree civili.
Il governo ha definito l’episodio “un attacco diretto a infrastrutture vitali” e ha annunciato tagli precauzionali alla produzione di greggio, segnale della crescente preoccupazione per la sicurezza energetica. In Arabia Saudita, le difese aeree hanno distrutto almeno sei droni in avvicinamento alla capitale, alcuni dei quali puntati verso il quartiere diplomatico. Fonti militari parlano di una delle giornate più intense dall’inizio dell’escalation, con un totale di quindici droni intercettati nelle ultime ventiquattro ore. Anche il Qatar ha riferito di essere stato preso di mira da dieci missili balistici e due cruise, quasi tutti neutralizzati.
Gli attacchi arrivano poche ore dopo le dichiarazioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che aveva promesso di non colpire Paesi vicini “a meno che non partano da loro attacchi contro l’Iran”. La realtà sul terreno racconta però un’escalation continua, con infrastrutture aeroportuali, impianti energetici e aree urbane sempre più esposte. Le capitali del Golfo temono che la campagna iraniana possa estendersi ulteriormente, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati valutano nuove misure di difesa e deterrenza in una crisi che appare destinata a intensificarsi.





