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Pescherecci fermi in porto

Gasolio alle stelle. Per la pesca rincari fino al 60% mettono a rischio le flotte

Le imprese ittiche denunciano il pericolo di speculazioni e chiedono interventi urgenti
domenica, 8 Marzo 2026
1 minuto di lettura

Il prezzo del gasolio per la pesca è schizzato alle stelle nel giro di pochi giorni, con un aumento improvviso che rischia di mettere in seria difficoltà l’intero comparto ittico italiano. A denunciarlo è Coldiretti Pesca, che segnala un balzo delle quotazioni fino al 60%, un incremento troppo rapido per essere spiegato esclusivamente con le tensioni internazionali legate alla guerra in Iran e alla situazione nello Stretto di Hormuz.

Effetto sui mercati ittici

Secondo l’organizzazione, rincari di questa portata rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle imprese di pesca, costringendo molti pescherecci a ridurre drasticamente le uscite in mare o addirittura a restare fermi in porto. Una situazione che, oltre a colpire direttamente le marinerie italiane, potrebbe favorire l’ingresso sul mercato di prodotto ittico importato dall’estero.

Bloccare la speculazione

Il timore espresso da Coldiretti Pesca è che dietro aumenti così rapidi possano nascondersi anche fenomeni di speculazione. Per questo l’organizzazione chiede un intervento immediato delle istituzioni e degli organismi di controllo, con l’obiettivo di verificare le dinamiche dei prezzi ed evitare che il settore finisca in una vera e propria emergenza economica.

Carburante il 50% dei costi

Per le aziende della pesca il carburante rappresenta una delle voci di spesa più pesanti. In molti casi il gasolio arriva infatti a incidere fino a oltre la metà dei costi complessivi necessari per garantire l’attività quotidiana delle imbarcazioni.

Assediati dalle spese

Con le quotazioni attuali, sottolinea Coldiretti Pesca, gran parte delle imprese non riesce più a coprire neppure i costi energetici, ai quali si aggiungono tutte le altre spese indispensabili per la gestione dell’attività: manutenzione delle barche, attrezzature, personale e logistica.

Più perdite che ricavato

In queste condizioni, uscire in mare rischia di trasformarsi in un’operazione in perdita, con conseguenze pesanti sulla redditività delle imprese e sulla tenuta economica delle marinerie locali.

Il rischio del fermo

Senza misure rapide per calmierare il costo del carburante, il rischio è che molte imbarcazioni siano costrette a fermarsi. Una prospettiva che avrebbe effetti a catena sull’intera filiera ittica, dalla pesca alla distribuzione, fino alla ristorazione e al commercio.

Dodicimila imprese e 28mila lavoratori

Il settore della pesca in Italia conta complessivamente circa 12mila imprese e 28mila lavoratori, ai quali si aggiunge un vasto indotto legato alle attività portuali, alla lavorazione del pescato e alla logistica. Tutto un sistema economico che potrebbe essere duramente colpito dall’impennata dei costi energetici.

Garantire le attività

Per questo Coldiretti Pesca sollecita interventi urgenti per contenere i prezzi del carburante e garantire la continuità delle attività in mare, evitando che il caro gasolio si trasformi in un freno strutturale per uno dei settori storici dell’economia marittima italiana.

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