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Transazione geopolitica in Iran
Immagine generata con AI

Teheran vicina alla scelta della nuova Guida Suprema. Usa e Israele colpiscono impianti petroliferi

domenica, 8 Marzo 2026
3 minuti di lettura

L’Assemblea degli Esperti, l’organo che deve nominare la massima autorità religiosa e politica dell’Iran, avrebbe raggiunto un’intesa sul successore di Ali Khamenei. L’annuncio ufficiale non è ancora arrivato, ma da fonti interne si parla di una scelta maturata “in linea con le indicazioni lasciate dal leader prima della morte”. Tra i nomi più citati c’è quello del figlio Mojtaba Khamenei. Alcuni ayatollah hanno sostenuto che la nuova Guida dovrà essere “temuta e detestata dal nemico”, con riferimento esplicito agli Stati Uniti. Israele ha avvertito che continuerà a colpire “qualsiasi successore e chiunque partecipi alla sua nomina”. Teheran sostiene intanto di poter reggere ancora a lungo. Il portavoce dei Pasdaran ha detto che l’Iran è in grado di affrontare “almeno altri sei mesi di guerra intensa”. Secondo stime occidentali, il Paese conserverebbe ancora circa metà del proprio arsenale missilistico e una quota anche maggiore di droni. Il ministero della Sanità iraniano parla di oltre 1.200 morti e più di 10 mila feriti dall’inizio del conflitto. La Mezzaluna Rossa riferisce inoltre di quasi 10 mila edifici civili distrutti.

Raid su aeroporti e città

Israele e Stati Uniti hanno colpito depositi e impianti petroliferi nelle province di Teheran e Alborz, provocando incendi e danni alla rete di distribuzione del carburante. Il governatore della capitale ha confermato la sospensione temporanea della benzina mentre dense colonne di fumo si alzavano sopra la città. Tra gli obiettivi anche l’aeroporto militare di Isfahan dove, secondo l’esercito israeliano, sono stati distrutti diversi caccia F 14 ancora in servizio nell’aviazione iraniana. Fonti locali parlano di almeno undici morti. A Najafabad un doppio bombardamento ha causato oltre venti vittime e decine di feriti. Teheran sostiene che il secondo missile sia caduto mentre soccorritori e civili intervenivano sul luogo del primo impatto. Secondo analisi satellitari, l’Iran avrebbe colpito installazioni radar statunitensi in Qatar, Giordania, Kuwait e Arabia Saudita per ridurre la capacità di intercettazione dei missili. Fonti militari Usa affermano che le difese restano operative e che nuovi sistemi sono stati dispiegati. L’ammiraglio Brad Cooper ha dichiarato che gli attacchi missilistici contro le forze americane sono diminuiti di circa il 90 per cento e quelli con droni dell’83. Washington valuta intanto opzioni più aggressive, tra cui il controllo dell’isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano, e missioni delle forze speciali per mettere in sicurezza le scorte di uranio arricchito. Donald Trump non ha escluso l’invio di truppe di terra “se ci fosse un’ottima ragione”.

Petrolio e allarme ambientale

La Mezzaluna Rossa iraniana ha avvertito che gli incendi nei depositi di petrolio possono provocare piogge acide per il rilascio in atmosfera di idrocarburi e composti tossici. Le autorità hanno invitato la popolazione a restare in casa e a coprire le aperture con panni umidi. Testimoni hanno riferito di precipitazioni scure, con acqua “quasi nera” per la presenza di particelle di petrolio. La guerra pesa anche sui mercati energetici. Il Brent ha superato i 92 dollari al barile, il Wti i 90. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha avvertito che, se il conflitto continuerà, “non ci sarà più modo di produrre né di esportare petrolio nella regione”, con effetti sull’economia globale.

Dal Golfo al Libano

La crisi si estende oltre l’Iran. Nello Stretto di Hormuz è affondato un rimorchiatore emiratino dopo un’esplosione a bordo. Tre membri dell’equipaggio risultano dispersi. In Kuwait un attacco con droni attribuito ai Pasdaran ha colpito una base Usa causando due morti. Il Qatar ha denunciato il lancio di dodici missili, in gran parte intercettati. In Bahrein un drone ha danneggiato un impianto di desalinizzazione. Riyad ha riferito di aver neutralizzato un drone diretto verso il quartiere diplomatico. Israele ha inoltre esteso i raid al Libano. A Beirut un attacco contro un hotel sul lungomare ha causato quattro morti e dieci feriti. Secondo Tel Aviv l’obiettivo erano comandanti della Forza Quds.

La Cina chiede de escalation

Pechino ha invitato a fermare l’escalation. Il ministro degli Esteri Wang Yi ha definito il conflitto “una guerra che non avrebbe mai dovuto scoppiare” e ha avvertito contro il ritorno della “legge della giungla” nei rapporti internazionali. Intanto proseguono le evacuazioni: il Giappone ha rimpatriato oltre cento cittadini con un volo charter dall’Oman. Nei cieli di Israele, però, continuano le intercettazioni di missili iraniani. Segno che la guerra resta aperta.

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