Il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito che l’Esercito Popolare di Liberazione deve essere “politicamente leale” al Partito Comunista e impegnarsi in una lotta senza tregua contro la corruzione, in un messaggio che arriva mentre Pechino attraversa una delle più vaste epurazioni militari degli ultimi decenni. Intervenendo durante le annuali “due sessioni”, Xi ha avvertito che non ci sarà “alcun rifugio” per funzionari infedeli o corrotti, sottolineando che la stabilità delle forze armate dipende dalla loro adesione totale alla linea del partito.
Il richiamo alla disciplina politica non è nuovo, ma assume un peso particolare dopo l’ondata di indagini che ha coinvolto alti ufficiali, inclusi membri della leadership della Forza missilistica, settore considerato cruciale per la deterrenza strategica cinese. Xi ha insistito sul fatto che la modernizzazione dell’esercito non può procedere senza un controllo ideologico rigoroso, definendo la lealtà politica “la base della forza combattiva”. Secondo analisti cinesi, il messaggio riflette la volontà del presidente di consolidare ulteriormente il proprio controllo sulle forze armate, in un momento in cui la Cina affronta pressioni esterne crescenti e un contesto economico interno complesso.
La campagna anticorruzione, avviata più di dieci anni fa, continua a essere uno strumento centrale per rafforzare la disciplina e rimuovere figure considerate inaffidabili. Il discorso di Xi è stato accolto con toni ufficialmente entusiastici dai delegati militari, ma dietro le dichiarazioni di facciata resta la consapevolezza che la purga in corso ha scosso profondamente la catena di comando. Per Pechino, tuttavia, la priorità è chiara: un esercito moderno, efficiente e soprattutto allineato politicamente, in grado di sostenere le ambizioni globali della Cina senza mostrare crepe interne.





