Balendra Shah, 35 anni, conosciuto come Balen e già sindaco di Kathmandu, ha sconfitto nettamente l’ex premier K.P. Sharma Oli, ottenendo oltre 68.000 voti contro meno di 19.000 del leader veterano. Una vittoria che non è solo numerica, ma profondamente simbolica: è il primo grande risultato politico dopo la rivolta giovanile che, lo scorso settembre, ha portato alla caduta del governo e ha aperto la strada a una nuova generazione di leader. Shah, ingegnere e rapper prima di entrare in politica, ha costruito il suo consenso su un linguaggio diretto, una comunicazione social potentissima e un’agenda centrata su trasparenza, anticorruzione e modernizzazione dello Stato.
La sua Rastriya Swatantra Party (RSP), nata da pochi anni, ha ottenuto un risultato travolgente, interpretato dagli analisti come un referendum sul desiderio di cambiamento di un Paese stanco delle élite tradizionali. La sua ascesa è stata alimentata soprattutto dai giovani nepalesi, che vedono in lui un leader capace di parlare la loro lingua e di incarnare un futuro diverso. Le immagini della sua campagna — occhiali scuri, toni decisi, piazze piene — hanno fatto il giro del Paese, trasformandolo in un fenomeno culturale oltre che politico. Ora Shah si prepara a guidare un Nepal attraversato da tensioni economiche, disuguaglianze profonde e un sistema politico spesso paralizzato dai veti incrociati.
La sua promessa è chiara: rompere gli schemi, restituire fiducia alle istituzioni e dare voce a una generazione che non vuole più restare ai margini. Se riuscirà a trasformare l’energia del cambiamento in governo stabile ed efficace, lo diranno i prossimi mesi. Ma una cosa è certa: il Nepal ha appena voltato pagina.



