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Crisi in Medioriente, vertice tra Roma, Londra, Parigi e Berlino: “Diplomazia e coordinamento militare”

Crisi in Medioriente, vertice tra Roma, Londra, Parigi e Berlino: “Diplomazia e coordinamento militare”

Meloni indica le priorità del Governo: sicurezza degli italiani, dialogo e contatti con gli alleati. Tajani: “Nessuna richiesta dagli Usa per l’uso delle basi”
sabato, 7 Marzo 2026
3 minuti di lettura

Un vero e proprio quadrilaterale da remoto quello che si è svolto ieri mattina tra Roma, Londra, Berlino e Parigi tra Giorgia Meloni, il Primo Ministro britannico Keir Starmer, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Presidente francese Emmanuel Macron. Tema, ovviamente, lo sviluppo della crisi in Medioriente con l’analisi dell’offensiva di Usa e Israele e la risposta dell’Iran, quest’ultima condannata senza se e senza ma.

I quattro leader hanno concordato sulla necessità di intensificare l’azione diplomatica e di mantenere un coordinamento militare stretto nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione nello Stretto di Hormuz e agli sviluppi in Libano.

Le priorità del Governo

Sempre in mattinata, ma tramite i propri social, Giorgia Meloni ha spiegato quali sono le tre priorità del Governo in questo momento in merito agli sviluppi della crisi in Medioriente: la sicurezza dei cittadini italiani, il sostegno a iniziative diplomatiche che possano ridurre la tensione e mantenere i contatti con alleati e partner della regione: “Continuiamo a seguire con la massima attenzione quanto accade in Medioriente”, ha detto Meloni che nello stesso tempo ha spiegato che l’esecutivo è anche impegnato sul piano della sicurezza interna del Paese e degli effetti economici della crisi. “su questo”, ha aggiunto, “valutiamo possibili azioni di mitigazione”. Il Primo Ministro ha anche annunciato che nei prossimi giorni riferirà direttamente al Parlamento sull’evoluzione della situazione.

Nel frattempo il Premier ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. Obiettivo:esprimere solidarietà per quello che ha definito “un ingiustificabile attacco missilistico” e ha ribadito la vicinanza dell’Italia a un alleato della Nato.

I due leader hanno parlato dell’evoluzione della crisi e del suo impatto internazionale e concordato di mantenere un contatto costante.

Basi italiane, nessuna richiesta

Se Meloni ha affidato ai social il suo pensiero, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scelto di parlare con Sky Tg24 per esprimere la propria posizione dal punto di vista militare. E per prima cosa il Vicepremier ha escluso richieste da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi italiane: “Nessuno ci ha chiesto niente, neanche per uso logistico o per usare le piste”, ha detto in maniera perentoria per poi ricordare che comunque ogni eventuale decisione in materia richiede un passaggio parlamentare.

Il leader forzista ha anche spiegato che il Governo ha informato Camera e Senato sulla richiesta di alcuni paesi del Golfo che hanno chiesto strumenti di difesa aerea dopo gli attacchi iraniani. E l’Italia ha espresso parere favorevole dopo il confronto con il Parlamento, anche per la presenza di cittadini e militari italiani nella regione.

E l’attenzione principale ovviamente riguarda proprio l’assistenza ai connazionali coinvolti dalla crisi. Secondo Tajani circa 100mila italiani si trovano in aree interessate dagli effetti del conflitto o dai blocchi del traffico aereo: “Ne abbiamo già fatti evacuare circa 10mila”.

I rientri

E nel frattempo prosegue l’organizzazione dei rientri. Altri 2.500 italiani torneranno in patria nei prossimi giorni. L’esecutivo ha chiesto al ministero della Difesa la disponibilità di voli militari charter che partiranno dagli Emirati Arabi Uniti verso l’Italia. Molti connazionali hanno raggiunto l’Oman, dove l’aeroporto di Muscat resta operativo. Un volo straordinario di Ita Airways trasporterà in Italia soprattutto persone fragili.

Il ministero degli Esteri coordina anche il trasferimento di cittadini italiani presenti in Bahrain, Qatar e Kuwait verso l’Arabia Saudita. In Iran il personale diplomatico ha organizzato convogli via terra: tre gruppi partiti da Teheran hanno superato il confine con l’Azerbaigian. L’ultima a lasciare il Paese è stata l’ambasciatrice italiana e a tal proposito “le ambasciate nei Paesi a rischio restano aperte finché ci sono italiani da assistere”, ha sottolineato Tajani.

Ma quali possono essere a oggi le possibili conseguenze della crisi? Tajani ha detto che il Governo ha rafforzato i controlli su obiettivi sensibili dopo l’innalzamento delle misure di sicurezza deciso dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi mentre il Governo valuta anche l’impatto sui flussi migratori e sul mercato energetico, che potrebbe essere oggetto di fenomeni speculativi: “Il costo dell’energia è ingiustificato in questo momento. Stiamo verificando eventuali speculazioni con il ministero del Made in Italy e con la Guardia di Finanza”.

Tajani ha escluso anche un ritorno al gas russo: “Abbiamo difeso l’Ucraina e scelto altre fonti di approvvigionamento”. Infine il Ministro ha detto che il conflitto potrebbe durare diverse settimane: “Saranno giorni difficili, ma la priorità resta aiutare i nostri concittadini a lasciare le aree più a rischio”.

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