Durante la notte l’esercito israeliano ha bombardato la periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Secondo l’Idf sono stati colpiti centri di comando, depositi di droni e altri siti militari del movimento sciita, compreso il quartier generale del consiglio esecutivo.
Nuovi raid hanno colpito anche Teheran. Media iraniani riferiscono esplosioni in diversi quartieri della capitale e attacchi contro aree legate alle istituzioni della Repubblica islamica, tra edifici governativi e strutture di sicurezza. L’aviazione israeliana afferma di aver distrutto sei lanciamissili e tre sistemi di difesa aerea iraniani prima del loro impiego. L’esercito israeliano sostiene di aver colpito oltre 500 obiettivi in Libano dall’inizio delle operazioni.
Dopo alcune ore di pausa, l’Iran ha lanciato una nuova raffica di missili balistici verso Israele. Le sirene sono risuonate a Tel Aviv, in diverse città del centro del Paese e in alcune zone della Cisgiordania. Le difese aeree israeliane hanno intercettato i vettori e non si segnalano vittime.
I Pasdaran hanno rivendicato l’uso di missili Kheibar, vettori a medio raggio con capacità di colpire bersagli fino a circa duemila chilometri.
Nuovi fronti e tensioni marittime
Nel Golfo proseguono intanto gli attacchi indiretti legati al conflitto. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto tre droni diretti verso la regione di Riad.
In Kuwait la base di Ali al Salem è stata colpita per la seconda volta in pochi giorni. Un incendio è divampato nei depositi di carburante, ma non risultano feriti tra i militari italiani presenti, in parte già evacuati.
Il conflitto si estende anche sul piano navale. Al largo del Kuwait una petroliera è stata danneggiata da una forte esplosione che ha provocato una perdita di greggio in mare. Nei giorni scorsi gli Stati Uniti avevano affondato una nave militare iraniana nell’Oceano Indiano.
Un missile balistico diretto verso la Turchia è stato inoltre intercettato prima di entrare nello spazio aereo della Nato, alimentando i timori di un ulteriore allargamento della crisi.
Bilancio umano
Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana gli attacchi hanno causato oltre 1200 morti in Iran e danni a migliaia di edifici civili, tra abitazioni, negozi e strutture sanitarie. L’Unicef riferisce che dall’inizio dell’escalation sono stati uccisi quasi 200 bambini tra Iran, Libano, Israele e Kuwait.
In Libano il primo ministro Nawaf Salam ha parlato di possibile “disastro umanitario”. Le autorità stimano che circa 500 mila persone abbiano lasciato le loro case nella periferia sud di Beirut e nel sud del Paese dopo gli ordini di evacuazione e i bombardamenti.
Il fronte politico internazionale
Negli Stati Uniti il Congresso resta diviso sul ruolo militare di Washington. Il Senato ha respinto una risoluzione democratica che puntava a limitare le operazioni contro l’Iran, mentre la Camera si prepara a un nuovo voto.
Secondo il Center for Strategic and International Studies, la campagna militare americana costa oltre 890 milioni di dollari al giorno.
Donald Trump ha escluso per ora un’invasione di terra dell’Iran. “Sarebbe una perdita di tempo”, ha detto in un’intervista televisiva, sostenendo che Teheran abbia già subito gravi perdite.
Sul piano diplomatico Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico con Recep Tayyip Erdogan dopo l’intercettazione di un missile diretto verso la Turchia, definendo l’episodio “un attacco inaccettabile”.
Energia e mercati
L’escalation continua a pesare sui mercati energetici. Il ministro dell’Energia del Qatar ha avvertito che la guerra potrebbe interrompere in poche settimane le spedizioni di petrolio dal Golfo.
I timori sull’offerta hanno spinto il greggio al rialzo, con il Wti oltre 84 dollari al barile e il Brent vicino a 87.
Le Nazioni Unite hanno chiesto a tutte le parti di ridurre subito la tensione. L’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk ha invitato i governi coinvolti a “dare una possibilità alla pace”, avvertendo che senza una svolta il conflitto rischia di trasformarsi in una crisi regionale ancora più ampia.





