Tutti d’accordo, al convegno su “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato” – organizzato dal Milton Friedman Institute e svoltosi lo scorso 4 marzo a Roma – sulla necessità di recepire le indicazioni degli operatori del settore per arrivare a una legislazione uniforme e trasparente in grado di tutelare un settore nevralgico per il gettito statale e per il mercato del lavoro e del relativo indotto. L’incontro, al quale hanno partecipato parlamentari di tutte le estrazioni politiche, moderato dal direttore del “Tempo” Daniele Capezzone, è stato aperto dalle parole del
vicepresidente della Camera Giorgio Mulè che ha sottolineato la necessità di coniugare legalità, sostenibilità sociale e sviluppo competitivo del settore dei Giochi, sia per garantire gli operatori in campo che per creare un argine sempre più efficace ai tentacoli della malavita organizzata.
“L’idea di imporre limiti ad alcuni giochi piuttosto che ad altri rischia di produrre spostamenti dell’offerta verso canali meno presidiati e non risponde pienamente ai principi di libertà che devono ispirare l’azione regolatoria”, ha detto Mulè, a cui ha fatto eco l’onorevole Andrea De Bertoldi, che ha reso noto di aver scritto al viceministro dell’Economia Maurizio Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse, chiedendo che il decreto di riordino sia oggetto di un confronto strutturato con la rete degli operatori per un settore un settore “che occupa circa 150.000 persone e che ha bisogno, prima di tutto, di stabilità normativa”.
La necessità di una riforma del Gioco che garantisca stabilità e prospettiva agli operatori chiamati ad investire, è stata sottolineata dal senatore Riccardo Pedrizzi, anche in nome dell’italianità. “Senza certezza del diritto, il capitale straniero continuerà a percepire l’Italia come un mercato ad alto rischio”. “La riforma – ha aggiunti Pedrizzi – deve definire con precisione i confini d’azione dei vari dicasteri coinvolti: per il MEF, la gestione del gettito erariale, per il Ministero della Salute, la prevenzione e contrasto alle ludopatie, per il Ministero dell’Interno, la tutela dell’ordine pubblico e legalità”.
Dietro l’angolo, in caso di imposizione di vincoli e paletti non sostenibili per le imprese italiane, Pedrizzi – già presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato – paventa il rischio di oligopolio e di danni per lo Stato e l’economia nazionale.
“Prefigurare un mercato limitato a pochissimi grandi attori sarebbe un errore strategico gravissimo. Il tessuto produttivo italiano è composto da medie e piccole aziende che garantiscono capillarità e controllo del territorio in termini di contrasto alla criminalità organizzata oltre che di tutela della salute pubblica. Se il mercato si riducesse a due o tre soggetti, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli perderebbe forza negoziale, trovandosi in ginocchio di fronte a giganti privati ed oltretutto con gravi danni anche al gettito dello Stato nel lungo periodo”.
Da qui l’appello: “Nonostante gli annunci degli ultimi sei mesi, la riforma del gioco fisico sembra restare in un limbo burocratico. Con l’avvicinarsi della fine della legislatura, il rischio è che il provvedimento venga frettolosamente approvato o, peggio, abbandonato. All’interno di ogni schieramento politico convivono anime proibizioniste e componenti liberali. Per questo motivo, chiediamo ufficialmente al Governo di riaprire il tavolo di confronto con gli operatori della filiera e analizzare i dati reali forniti dalle imprese del settore, dagli esperti e dalla scienza”. “Il settore – ha concluso Pedrizzi – non può più aspettare”.


