0
Droni o missili

Colpita l’ambasciata americana a Riad, Trump promette ritorsioni mentre l’Idf entra nel sud del Libano

martedì, 3 Marzo 2026
2 minuti di lettura

L’ambasciata degli Stati Uniti a Riad è stata colpita da due droni che hanno provocato un incendio circoscritto e danni materiali limitati. Washington parla di attacco diretto contro una sede diplomatica e promette una risposta. Donald Trump ha avvertito che “presto si vedrà quale sarà la ritorsione”, senza escludere in linea teorica l’impiego di truppe di terra, pur lasciando intendere che non sarebbe la prima opzione. Il presidente americano rivendica la superiorità militare degli Stati Uniti e sostiene che le scorte di munizioni consentirebbero di sostenere a lungo un conflitto. Il vicepresidente JD Vance prova a rassicurare l’opinione pubblica: “Non sarà come Iraq o Afghanistan. Il presidente ha obiettivi chiari”. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth insiste sul fatto che l’operazione non è destinata a diventare un conflitto senza fine, pur ammettendo che “ulteriori vittime americane sono probabili”.

Secondo il Comando Centrale Usa, le operazioni avrebbero distrutto centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie, basi missilistiche, difese aeree e infrastrutture militari. Washington conferma militari uccisi e almeno 18 feriti gravi. Teheran, al contrario, sostiene di aver inflitto centinaia di perdite alle forze americane tra Bahrein ed Emirati e di aver colpito la portaerei USS Abraham Lincoln con missili da crociera, circostanza non confermata dagli Stati Uniti.

Iran: “Non unitevi alla guerra”

Il ministero degli Esteri iraniano ha rivolto un avvertimento esplicito ai Paesi europei: qualsiasi sostegno militare a Stati Uniti e Israele “sarà considerato un atto di guerra”. L’ambasciatore iraniano all’Onu ha dichiarato che la Repubblica islamica continuerà a rispondere “finché la violazione persisterà”. Nella notte sono state segnalate esplosioni a Doha e Manama. L’esercito iraniano afferma di aver attaccato la base americana di al Udeid in Qatar e strutture della Quinta Flotta in Bahrein. Droni hanno colpito anche cisterne nel porto omanita di Duqm. La Mezzaluna Rossa iraniana parla di 787 morti nel Paese dall’inizio delle operazioni.
Israele: raid su Teheran e Beirut, truppe nel sud del Libano
L’aviazione israeliana ha colpito simultaneamente obiettivi a Teheran e Beirut. Il portavoce dell’Idf riferisce di attacchi contro il complesso della leadership iraniana, centri di comunicazione e siti missilistici. A Natanz, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica conferma danni ad alcune strutture di accesso all’impianto di arricchimento, senza conseguenze radiologiche.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu sostiene che l’intervento fosse inevitabile: “Stavano costruendo nuovi siti nucleari che presto sarebbero diventati intoccabili. Se non ora, mai più”. Aggiunge però che l’operazione “non sarà infinita” e aprirà “la via alla pace”. In un’intervista televisiva accusa il regime iraniano di voler “distruggere l’America”. Sul fronte nord, l’Idf ha dispiegato soldati in diversi punti del sud del Libano, definendo la mossa “una misura tattica” per proteggere le comunità israeliane. Hezbollah ha risposto con razzi e droni contro basi nel nord di Israele e sulle alture del Golan, parlando di “atto difensivo”. L’Onu segnala almeno 30 mila sfollati in Libano. L’Unifil ha ritirato il personale non essenziale dalle posizioni più esposte.

Allarme diplomatico

Gli Stati Uniti hanno ordinato l’evacuazione del personale non essenziale e delle famiglie da diverse sedi nella regione, tra cui Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar ed Emirati. Chiusa anche l’ambasciata Usa in Kuwait. L’Italia ha organizzato voli per rimpatriare circa 200 studenti da Dubai, con un rafforzamento straordinario del personale diplomatico. Russia e Arabia Saudita chiedono la cessazione immediata delle ostilità e avvertono sui “rischi imprevedibili” per l’intera regione. Dal Vaticano, il segretario di Stato Pietro Parolin invoca il silenzio delle armi e la riconciliazione. Intanto la prospettiva di un conflitto prolungato preoccupa i mercati e la politica americana. Analisti statunitensi parlano di una scommessa ad alto rischio per la Casa Bianca, tra aumento del prezzo del petrolio e possibile allargamento della guerra.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Volo Roma – Teheran”, uno spettacolo racconta la violenza sulle donne

Quanti sono i volti della violenza? Nella giornata di oggi…

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”

“Una pace negoziata è meglio di una guerra senza fine”.…