Aula particolarmente tesa (eufemismo) per un vero e proprio scontro politico sull’Iran ieri nel corso dell’informativa urgente dei Ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera. La crisi nel Golfo Persico, con i raid e le ritorsioni che hanno coinvolto diversi Paesi dell’area, è dunque arrivata in Parlamento e ha acceso il confronto tra Governo e opposizioni, in particolare con il Presidente del M5S Giuseppe Conte. Il momento clou della diatriba si è avuto nello scambio diretto tra Tajani e l’ex Premier: “Onorevole Conte, Trump non mi ha mai chiamato Tony o Anthony, a lei la chiamava Giuseppi”, ha sùbito detto il Vicepremier, “e io non mi vergogno di niente. Non sono stato in ginocchio né dalla Merkel né da Trump, come ha fatto lei”.
Alquanto banale dire che queste parole hanno provocato la reazione dei Cinque Stelle. E difatti Conte ha chiesto al Governo “la capacità di condannare le iniziative unilaterali contro il diritto internazionale” per poi sollecitare un chiarimento sulla posizione dell’esecutivo. “Qual è la linea dell’Italia?», la sua domanda per poi accusare la maggioranza di sottoscrivere “tutto quel che viene chiesto da Washington”, dall’aumento delle spese militari agli acquisti di armi e gas statunitensi. “Qual è il vantaggio per l’Italia? Il Tricolore ve lo siete dimenticato?”
Coordinamento europeo
Ma il Ministro degli Esteri ha respinto l’idea di un isolamento italiano e ha rivendicato invece il coordinamento europeo: “La linea politica è quella dell’Ue. Abbiamo partecipato a una riunione dei Ministri degli Esteri e quella è la linea che seguiamo”. Ha poi ricordato che Stati Uniti e Israele hanno deciso in autonomia tempi e modalità delle operazioni e che l’Italia, come altri partner europei, è stata informata ad azione iniziata.
Il leader di Forza Italia ha poi condannato le operazioni militari di Teheran contro i Paesi del Golfo e ha spiegato che un allargamento del conflitto rappresenta uno scenario da scongiurare. Non ha escluso tempi lunghi per la crisi: “Potrebbe durare giorni, forse settimane. Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese a Teheran”.
Connazionali
Ampio spazio è stato dedicato alla situazione dei connazionali. Nel Golfo si trovano oltre 70mila italiani, tra presenze stabili e temporanee; circa 30 mila sono tra Dubai e Abu Dhabi. In Israele vivono circa 20 mila residenti con passaporto italiano. In Iran si trovano meno di 500 connazionali, quasi tutti residenti: “Non ci sono italiani coinvolti negli attacchi, sono una priorità assoluta”, ha assicurato Tajani. È stata attivata una task force composta da 50 persone dedicate all’assistenza, con centralino potenziato. Sono state gestite oltre 7mila chiamate e migliaia di email. In caso di peggioramento della situazione a Teheran è pronto un convoglio verso il confine azerbaigiano. Assistenza anche ai turisti bloccati dalla paralisi del traffico aereo: sono state avviate procedure per voli charter per chi doveva transitare dagli Emirati.
Sul fronte militare oltre 300 uomini dell’Aeronautica sono nella base in Kuwait colpita da missili iraniani: “Sono al sicuro nel bunker e incolumi”. Nessuna conseguenza per i contingenti presenti in Iraq, Libano e Giordania.
Rischi economici
Crosetto ha invece concentrato l’intervento sui rischi economici ed energetici. La regione del Golfo, ha ricodato, rappresenta un nodo centrale per le forniture globali. Dallo Stretto di Hormuz transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale e oltre il 30 per cento del commercio di gas naturale liquefatto. Anche una riduzione parziale dei flussi può incidere subito su prezzi e disponibilità. Il Ministro ha segnalato un aumento dei prezzi del greggio e del Gnl e un incremento dei premi assicurativi per i trasporti, in alcuni casi tra il 30 e il 50 per cento. L’effetto, ha spiegato, può tradursi in pressioni su costi industriali, trasporti e inflazione in Europa: “L’energia è una componente della sicurezza strategica”.



