Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la chiusura immediata della loro ambasciata a Teheran e il richiamo dell’ambasciatore, una decisione che segna uno dei momenti più tesi nelle relazioni tra Abu Dhabi e la Repubblica islamica negli ultimi anni. La mossa arriva dopo una serie di attacchi missilistici lanciati dall’Iran che hanno colpito obiettivi civili sul territorio emiratino, inclusi quartieri residenziali, infrastrutture e persino l’aeroporto di Dubai, dove i droni iraniani hanno causato danni significativi e ferito decine di persone. Le autorità emiratine hanno definito gli attacchi “aggressioni ingiustificabili” che hanno messo in pericolo la popolazione e violato ogni principio di sicurezza regionale.
Il Ministero degli Esteri di Abu Dhabi ha spiegato che la decisione di ritirare tutto il personale diplomatico è stata presa per garantire la sicurezza dei funzionari e per inviare un segnale politico chiaro: gli Emirati non tollereranno ulteriori violazioni della loro sovranità. La chiusura dell’ambasciata rappresenta un passo raro per un Paese che negli ultimi anni aveva cercato di mantenere un equilibrio delicato nei rapporti con Teheran, puntando su una diplomazia pragmatica e su un dialogo economico che aveva portato a una graduale distensione. Gli attacchi iraniani, parte della risposta di Teheran ai raid statunitensi e israeliani, hanno colpito più città del Golfo, generando un’ondata di preoccupazione tra gli alleati occidentali e regionali.
A Dubai e Abu Dhabi si sono registrate esplosioni e danni a edifici civili, con almeno tre vittime e decine di feriti, secondo le prime ricostruzioni. L’episodio ha riacceso il timore di un’escalation incontrollata che potrebbe coinvolgere l’intera regione, già attraversata da tensioni crescenti. La decisione degli Emirati si inserisce in un quadro geopolitico estremamente volatile, in cui gli equilibri diplomatici sono messi alla prova da una spirale di attacchi e contro-attacchi.



