Responsabilità. È stata questa la parola a cui ieri il Papa si è appellato in merito alla nuova fase di tensione crescente in Medioriente e in Iran sùbito dopo il consueto Angelus domenicale. E la crisi in corso è stata in sintesi l’argomento principale trattato da Leone XIV, come normale che fosse: “Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medioriente e in Iran, in queste ore drammatiche”, ha detto davanti ai fedeli presenti in una Roma particolarmente uggiosa. Per il Pontefice la via da seguire per evitare un allargamento del conflitto è una e una soltanto: “La stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Ma il passaggio più forte del suo appello è stato il riferimento alla “possibilità di una tragedia di proporzioni enormi. Rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. Parole, queste, che questa volta non sono sembrate un generico auspicio, ma una richiesta esplicita del Pontefice di interrompere l’escalation prima che produca conseguenze fuori controllo.
Ruolo diplomatico
E il Vescovo di Roma ha insistito parecchio sul ruolo della diplomazia: “Ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia”. Insomma, la tutela dei popoli, per il Santo Padre, deve essere il criterio di riferimento per ogni scelta politica perché il tema della sicurezza deve andare a braccetto con quello della giustizia. Ma Prevost nel suo intervento ha allargato, come di consueto, lo sguardo anche ad altri scenari di crisi: “In questi giorni arrivano, inoltre, notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan. Elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo”, ha detto. Poi l’invito corale: “Preghiamo insieme, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo”. La pace, ha ribadito, “dono di Dio”, resta l’unica strada capace di “sanare le ferite tra i popoli”.
Un pensiero è stato rivolto anche allo Stato brasiliano di Minas Gerais, danneggiato da inondazioni: “Sono vicino alle popolazioni colpite”, ha detto assicurando poi preghiera “per le vittime, per le famiglie che hanno perso la casa e per quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso”.
Il contesto dell’Angelus, dedicato al Vangelo della Trasfigurazione, ha offerto al Pontefice l’occasione per un richiamo di carattere spirituale con riflessi sull’attualità. La luce che, nel racconto evangelico, illumina il volto di Cristo diventa segno di una speranza che non cancella il dolore della storia ma lo attraversa. In questo orizzonte si colloca l’invito finale: “Continuiamo a pregare per la pace”.
Il pomeriggio del Pontefice
Nel pomeriggio invece il Papa ha compiuto l’ormai consueta visita pastorale alla parrocchia romana ‘Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo’ al Quarticciolo. In un primo momento, al campo sportivo, ha incontrato i bambini e i giovani: “Il nome della vostra parrocchia, ‘Ascensione’, dice tanto», ha osservato per poi spiegare che Cristo “porta a Dio Padre la parte migliore della nostra umanità”. Ai più piccoli ha parlato della libertà come scelta tra bene e male: “Dovete scegliere sempre il bene e mai il male, perché così possiamo trasformare il nostro mondo”.
Il riferimento alla guerra è tornato anche davanti ai ragazzi: “Sono molto preoccupato per ciò che succede nel mondo, specialmente nel Medioriente. La guerra, di nuovo”. E ancora: “La violenza non è mai la scelta giusta. Dobbiamo scegliere sempre il bene”. Ha invitato a dire “no” alla droga e a tutto ciò che danneggia la salute, e “sì” a ciò che costruisce amicizia e comunione.
Dopo il faccia a faccia con i bambini, il Santo Padre ha incontrato ammalati e anziani: “Facciamo comunità”, le sue parole, “perché insieme si trova una forza che supera le fragilità personali. È importante pregare per la pace nel mondo, ma anche per la pace qui, in casa”.



