Centocinquanta tra scienziati ed economisti italiani chiedono al governo di non arretrare sulle politiche europee per il clima. L’appello è contenuto in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, in vista delle scelte legate al decreto Bollette. Tra i firmatari compaiono il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, l’economista Carlo Carraro e il climatologo del Cnr Antonello Pasini. Nel documento gli studiosi invitano l’esecutivo a non indebolire gli strumenti europei per la decarbonizzazione e a rafforzare le strategie di adattamento al cambiamento climatico.
Al centro della richiesta c’è il sostegno al sistema europeo di scambio delle emissioni, indicato come uno strumento che ha già dimostrato di ridurre l’inquinamento e di favorire l’innovazione industriale a costi sostenibili. Secondo i firmatari, mettere in discussione questi meccanismi rischia di compromettere i progressi compiuti e di rallentare la transizione energetica.
Il richiamo
La lettera richiama anche i dati sugli eventi estremi che hanno colpito di recente il Sud Italia. Non si tratta di episodi isolati, scrivono gli studiosi, ma di segnali coerenti con un trend ormai evidente: l’aumento delle temperature globali rende più frequenti e più intensi cicloni, alluvioni e ondate di calore. Il caso di Niscemi viene indicato come esempio di un territorio esposto e vulnerabile di fronte al clima che cambia. L’Italia, ricordano i firmatari, resta tra i Paesi europei più esposti al rischio di frane. Un elemento che, insieme alla fragilità idrogeologica diffusa, rende urgente una pianificazione fondata su basi scientifiche. Per scienziati ed economisti servono decisioni ancorate ai dati e una visione di lungo periodo capace di proteggere cittadini, territori ed economia.



