Sandro Munari è morto all’età di 85 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo del motorsport. Soprannominato “il Drago” per la sua guida aggressiva e spettacolare, Munari è stato il volto più iconico del rally italiano tra gli anni ’60 e ’80, legando indissolubilmente il proprio nome alla Lancia Fulvia HF e, soprattutto, alla mitica Stratos. La sua scomparsa, avvenuta a Bologna dopo una lunga malattia, segna la fine di un’epoca in cui il rally era ancora polvere, sudore e intuizione, e in cui l’Italia dominava le prove speciali con eleganza e ferocia.
Nato nel 1940 a Cavarzere, in provincia di Venezia, Munari iniziò la carriera come navigatore, ma ben presto passò al volante, mostrando un talento naturale per la guida su fondi difficili. Con la Fulvia vinse il Rally di Monte-Carlo nel 1972, primo italiano a riuscirci, e con la Stratos conquistò la Coppa FIA nel 1977, l’antenato del mondiale rally. In totale, sette vittorie nel WRC e una serie di trionfi che lo resero leggenda. Storica la sua vittoria alla Targa Florio 1972, in coppia con Arturo Merzario, al volante della Ferrari 312 P, dominatrice del campionato prototipi di quell’anno. Dopo il ritiro, il Drago non ha mai abbandonato il mondo dei motori. Ha formato giovani piloti, partecipato a eventi storici, raccontato la sua epopea con passione e lucidità.
La sua figura è rimasta centrale nella memoria collettiva del rally, simbolo di un’Italia che sapeva vincere con ingegno e cuore. La sua morte ha suscitato commozione tra appassionati, ex compagni di squadra e avversari, che lo ricordano come un campione vero, capace di unire tecnica e carisma. Il motorsport italiano saluta uno dei suoi padri più amati. Sandro Munari non è stato solo un pilota: è stato il volto di un sogno che correva veloce, tra tornanti e gloria.



