L’FBI ha emesso un’allerta nazionale sul rischio di possibili attacchi legati a ritorsioni dell’Iran, un avvertimento che riflette il clima di crescente instabilità seguito agli ultimi sviluppi in Medio Oriente. L’agenzia federale, in coordinamento con il Dipartimento per la Sicurezza Interna, ha invitato le forze dell’ordine locali a rafforzare la vigilanza su infrastrutture critiche, luoghi pubblici e comunità considerate potenziali obiettivi, sottolineando che la minaccia non riguarda solo attacchi diretti, ma anche azioni di gruppi o individui ispirati da Teheran.
L’allerta arriva in un momento in cui gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione diplomatica e militare nella regione, alimentando il timore che l’Iran possa rispondere attraverso la sua rete di milizie o tramite operazioni clandestine. Secondo fonti interne, l’FBI non dispone di informazioni specifiche su un attacco imminente, ma ritiene che il contesto geopolitico renda plausibile un aumento delle attività ostili. L’agenzia ha richiamato l’attenzione su precedenti episodi in cui tensioni internazionali hanno avuto ripercussioni sul territorio americano, sia attraverso cyberattacchi sia tramite tentativi di colpire obiettivi simbolici. Le autorità temono in particolare la possibilità che attori non statali, motivati dalla retorica iraniana o da campagne di disinformazione, possano agire autonomamente, rendendo più difficile intercettare la minaccia.
La Casa Bianca ha espresso sostegno alle misure dell’FBI, ribadendo che la sicurezza interna resta una priorità assoluta mentre Washington valuta le prossime mosse nella regione. Alcuni analisti sottolineano che l’allerta riflette anche la volontà di prevenire reazioni a catena: un eventuale attacco sul suolo americano potrebbe infatti spingere l’amministrazione a risposte più dure, alimentando un’escalation difficile da controllare.



