Ali Khamenei morto? Sembrerebbe di sì. Il suo cadavere sarebbe anche stato mostrato al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e ai vertici della sicurezza di Tel Aviv. A comunicarlo, nella serata di ieri, Channel 12. La salma della Guida suprema iraniana sarebbe stata recuperata dalle macerie del suo complesso residenziale, colpito da circa trenta raid missilistici e aerei nelle prime ore dell’operazione. L’emittente ha parlato di un corpo “crivellato di schegge” ed estratto dalle rovine del sito fortificato.
Raid dalla mattinata
Una giornata davvero terribile, quella di ieri, iniziata con Usa e Israele che hanno condotto almeno trenta operazioni aeree e navali contro obiettivi militari e istituzionali iraniani tra la notte e la mattina di ieri. Secondo fonti statunitensi, i raid congiunti hanno colpito quattro città, inclusa Teheran. Nel mirino strutture del ministero dell’Intelligence, la base aerea di Mehrabad, edifici giudiziari e complessi legati alla leadership politico-religiosa. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza ieri sera. Fonti israeliane hanno subito indicato come obiettivi diretti la Guida suprema Ali Khamenei e il Presidente Masoud Pezeshkian.
Teheran ha detto che Pezeshkian è “sano e salvo” e che Khamenei è stato trasferito “in una località sicura”. Immagini satellitari diffuse da media americani hanno mostrato però la distruzione di parte del complesso utilizzato come residenza della Guida. E difatti media israeliani hanno parlato di “crescenti indicazioni” sulla sua possibile morte, in pratica poi confermata in serata. Il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva dichiarato: “Per quanto ne sappia, Khamenei è ancora vivo”. Ha inoltre ammesso la morte di “due comandanti”, precisando che “i più alti esponenti della leadership sono sopravvissuti”.
Indiscrezioni regionali hanno indicato tra le possibili vittime il Ministro della Difesa Amir Nasirzadeh e il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, ma Teheran ha negato che “alcun funzionario” sia stato colpito. Nel sud, a Minab, un raid ha colpito una scuola femminile: 40 morti e almeno 45 feriti, tra studenti e personale. Né Washington né Tel Aviv hanno fornito dettagli. Nella città è presente una base delle Guardie della Rivoluzione.
Missili iraniani contro basi Usa e Emirati
La risposta iraniana è stata immediata. I Pasdaran hanno lanciato una nuova ondata di missili contro basi statunitensi nel Golfo. Esplosioni sono state segnalate ad Abu Dhabi e Dubai. Le autorità emiratine hanno confermato la morte di un uomo, parlando di “una flagrante violazione della sovranità nazionale” e riservandosi “il pieno diritto di rispondere”. Alla tv di Stato il generale dei Pasdaran Ebrahim Jabbari ha dichiarato: “Abbiamo usato solo le nostre vecchie scorte. Presto sveleremo armi che non avete mai visto prima”. Nuove esplosioni sono state udite in serata anche a Teheran, con media internazionali che riferiscono detonazioni ripetute senza chiarirne l’origine.
Il governo ha inviato un sms ai residenti della capitale: “Tenute in conto le operazioni congiunte condotte dagli Stati Uniti e dal regime sionista, dirigetevi, se possibile e mantenendo la calma, verso altre località”. Sirene antiaeree sono risuonate a Gerusalemme e nel nord di Israele, dove diversi missili sono stati intercettati senza impatti diretti. In una nota il ministero degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi “una rinnovata aggressione” e ha affermato che le forze armate “risponderanno con piena forza”: “Così come eravamo pronti al negoziato, siamo pronti a difendere l’Iran in ogni momento”.
Spazio aereo chiuso, migliaia di passeggeri bloccati
Israele ha chiuso il proprio spazio aereo. Secondo il ministero del Turismo, circa 38.500 stranieri risultano bloccati nel Paese. Diverse compagnie hanno sospeso i collegamenti con Israele e gran parte del Medio Oriente almeno fino al 7 marzo. Ita Airways ha cancellato i voli da e per Tel Aviv fino al 7 marzo, evitando gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq e Iran. Lufthansa, Air France, Swiss e Wizz Air hanno adottato misure analoghe. Turkish Airlines ha sospeso i collegamenti con Libano, Siria, Iraq, Iran e Giordania. Le compagnie offrono riprotezione su voli alternativi o rimborso del biglietto.
Reazioni internazionali e tensioni a Washington
Mosca ha definito i raid “un’aggressione armata pianificata e immotivata contro uno Stato sovrano”. Pechino ha accusato gli Stati Uniti di essere “la principale fonte di incertezza per l’ordine nucleare globale”. Francia, Germania e Regno Unito hanno condannato gli attacchi iraniani contro Paesi della regione, invitando Teheran ad “astenersi da azioni militari indiscriminate” e chiedendo la ripresa dei negoziati. A Washington il Congresso si divide. Il deputato repubblicano Thomas Massie parla di “atto di guerra senza autorizzazione”. Il senatore Lindsey Graham lo definisce “giustificato e dovuto”. Il presidente Donald Trump, in una breve intervista notturna, ha dichiarato: “Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano. Voglio una nazione sicura, ed è ciò che avremo”.



