La sconfitta del Partito Laburista alle recenti elezioni suppletive ha aperto una frattura profonda all’interno del gruppo parlamentare, dove cresce il numero di deputati che chiedono a Keir Starmer un cambio di rotta immediato. Il risultato, definito da molti “umiliante”, ha messo in discussione la strategia politica del leader, accusato di aver smarrito il legame con l’elettorato tradizionale e di aver adottato una linea troppo prudente su temi chiave come welfare, immigrazione e transizione economica. Secondo diverse ricostruzioni, nelle ore successive al voto si sarebbe tenuta una riunione particolarmente tesa tra i parlamentari laburisti, durante la quale alcuni esponenti di peso hanno chiesto una revisione radicale dell’agenda politica.
Il malcontento non riguarda solo la gestione della campagna elettorale, ma anche la percezione che il partito stia perdendo terreno sia a sinistra, dove i Verdi e gli indipendenti stanno guadagnando consensi, sia nelle aree operaie, dove il voto di protesta continua a erodere la base storica del Labour. Starmer ha riconosciuto la gravità della sconfitta, ma ha difeso la sua linea, sostenendo che il partito deve mantenere una posizione credibile e responsabile in vista delle prossime elezioni generali. Una parte dei deputati, però, ritiene che questa impostazione rischi di apparire troppo distante dalle preoccupazioni quotidiane degli elettori, soprattutto in un contesto segnato da inflazione, crisi dei servizi pubblici e crescente sfiducia verso la politica tradizionale.
La vittoria dei Verdi nel collegio in questione ha mostrato come l’elettorato progressista sia disposto a spostarsi verso alternative percepite come più autentiche e radicate nelle comunità locali. Per alcuni parlamentari, questo è il segnale che il Labour deve recuperare un linguaggio più diretto e una visione più ambiziosa, capace di parlare ai giovani, ai lavoratori precari e alle aree periferiche.



