Kim Jong-un ha annunciato l’intenzione di ampliare ulteriormente l’arsenale nucleare nordcoreano, definendolo “una garanzia irrinunciabile di sicurezza nazionale”, ma allo stesso tempo ha lasciato intravedere una possibile apertura diplomatica verso gli Stati Uniti. Una doppia mossa che conferma la strategia ormai consolidata di Pyongyang: mostrare forza per ottenere margini negoziali, mantenendo però un canale di comunicazione che possa tradursi in concessioni economiche o politiche. Il leader nordcoreano ha parlato durante una riunione del Partito dei Lavoratori, sottolineando che il Paese continuerà a sviluppare missili a lungo raggio e testate più sofisticate, nonostante le sanzioni internazionali e l’isolamento crescente. La novità, tuttavia, è il tono insolitamente misurato rivolto a Washington. Kim ha affermato che la Corea del Nord è “pronta al dialogo se gli Stati Uniti dimostreranno rispetto reciproco”, un messaggio che arriva in un momento di forte incertezza geopolitica in Asia orientale. Gli analisti interpretano questa apertura come un tentativo di sfruttare le tensioni regionali — dalla competizione tra Cina e Stati Uniti alle preoccupazioni del Giappone — per tornare al centro dell’agenda diplomatica. Pyongyang sa che il suo programma nucleare resta una delle poche leve in grado di attirare l’attenzione internazionale e di ottenere concessioni, soprattutto in campo economico. A Washington, la reazione è stata prudente. Funzionari dell’amministrazione hanno ribadito che qualsiasi dialogo dovrà partire dall’impegno nordcoreano a limitare lo sviluppo delle armi nucleari, un punto che Pyongyang considera non negoziabile. La distanza resta dunque ampia, ma il semplice fatto che Kim abbia evocato la possibilità di un contatto diretto rappresenta un segnale rilevante dopo mesi di retorica aggressiva e test missilistici ripetuti.
Kim Jong-un rilancia il programma nucleare ma apre uno spiraglio verso Washington
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Redazione
“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.



