Accrescere le competenze digitali delle persone disoccupate e inattive tra i 34 e i 67 anni, favorendone la riqualificazione professionale e l’ingresso nel mercato del lavoro. È questo l’obiettivo di “Prospettive+”, seconda fase del bando “Prospettive” promosso dal Fondo per la Repubblica Digitale, che mette a disposizione 25 milioni di euro.
I nuovi progetti
Il nuovo intervento si inserisce nel Piano Strategico 2025-2026 delineato dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo, che prevede lo scale-up di iniziative già sperimentate con successo. Attraverso la pubblicazione di nuove opportunità aperte agli stakeholder interessati, il Fondo punta a valorizzare i progetti che, nella prima edizione del bando, hanno dimostrato maggiore efficacia.
Le iniziative già sostenute nell’ambito di “Prospettive” e capaci di generare un impatto significativo riceveranno infatti una premialità. L’obiettivo è sostenere un numero più contenuto di progetti, ma di dimensioni più ampie: maggiori risorse economiche assegnate, più beneficiari coinvolti, partenariati più strutturati. L’ambizione è duplice: consolidare interventi ad alta efficacia e consegnare al decisore pubblico le migliori pratiche in termini di risultati e impatto sociale.
Competenze digitali e divari
Il contesto italiano mostra segnali incoraggianti ma ancora disomogenei. Secondo i più recenti dati Eurostat pubblicati a dicembre 2025, la quota di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali di base è salita dal 45,7% al 54,2%: il secondo incremento più alto nell’Unione europea, dopo la Danimarca. Un progresso che riduce il divario rispetto alla media UE (circa 60%), ma non lo colma.
Le differenze restano marcate, soprattutto per età e titolo di studio. Nella fascia 35-54 anni possiede competenze digitali di base il 78,3% dei laureati, contro appena il 25,7% di chi ha al massimo la licenza media. Un divario che incide direttamente sulle possibilità di rientro nel mercato del lavoro per chi è fuori dall’occupazione. Anche il territorio pesa: i livelli più elevati si registrano nella Provincia autonoma di Trento (56,8%), in Lombardia (53,4%), in Emilia-Romagna e nel Lazio (51,5%), mentre le percentuali più basse si osservano in Calabria (32,2%) e Campania (32,5%). Una frattura che amplia le disuguaglianze tra Centro-Nord e Mezzogiorno.
Domande e offerte
La domanda di profili digitali continua a crescere: oltre 222 mila annunci per professioni ICT nel biennio più recente e una quota di specialisti ICT pari al 4% degli occupati, contro il 5% della media europea. Tuttavia, l’offerta di lavoratori adeguatamente formati rimane insufficiente. Il disallineamento emerge anche nell’organizzazione del lavoro: solo il 37,1% degli occupati utilizza strumenti digitali per almeno metà del proprio tempo lavorativo, rispetto al 41,2% della media UE. Le competenze digitali, dunque, non sono ancora pienamente integrate nei contesti produttivi.
A novembre 2025 il tasso di occupazione in Italia si attesta al 62,6%, con una disoccupazione al 5,7% e una quota di inattivi ancora elevata (33,5% della popolazione in età lavorativa), con maggiore incidenza tra donne e adulti che non cercano attivamente un impiego.
Serve più formazione
Incide negativamente anche la limitata partecipazione alla formazione continua. Nel 2022 il 35,7% delle persone tra 25 e 64 anni ha preso parte ad attività di lifelong learning — formali e non formali — con una crescita stimata tra il 39% e il 41,5% nel biennio 2024-2025 secondo dati INAPP ed Eurostat. Un progresso che resta però al di sotto dell’obiettivo UE del 47% fissato per il 2025. In questo scenario, investire nel rafforzamento delle competenze digitali di disoccupati e inattivi rappresenta una priorità strategica per aumentare l’occupabilità, favorire il reinserimento lavorativo e ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali. “Prospettive+” si propone di intervenire proprio su questo snodo cruciale, contribuendo alla sostenibilità economica e sociale del Paese.



