Il Brasile è di nuovo alle prese con una tragedia climatica: almeno 30 persone sono morte a causa di inondazioni e frane provocate da piogge torrenziali che hanno colpito diverse regioni del Paese, in particolare gli Stati di Rio de Janeiro, Espírito Santo e Minas Gerais. Le autorità parlano di un evento meteorologico “estremo e fuori scala”, con accumuli d’acqua che in alcune località hanno superato in poche ore la media di un intero mese. Le immagini diffuse dai soccorritori mostrano strade trasformate in fiumi, case trascinate via dalla corrente e interi quartieri isolati dal fango.
La Protezione Civile brasiliana ha confermato che molte delle vittime sono rimaste intrappolate nelle proprie abitazioni quando le colline, saturate d’acqua, hanno ceduto improvvisamente. In alcune zone rurali, i soccorsi sono ancora impossibilitati a raggiungere i centri abitati a causa del crollo di ponti e della distruzione delle vie di comunicazione. Le autorità locali hanno allestito rifugi temporanei per migliaia di sfollati, mentre squadre di vigili del fuoco e volontari continuano a cercare dispersi sotto cumuli di detriti. Il governo federale ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha inviato rinforzi militari per supportare le operazioni di evacuazione.
Gli esperti sottolineano che il fenomeno è legato a un sistema di bassa pressione particolarmente intenso, amplificato da condizioni oceaniche anomale che stanno rendendo più frequenti gli episodi di precipitazioni estreme nel Paese. Negli ultimi anni, il Brasile ha registrato un aumento significativo di eventi meteorologici violenti, con impatti devastanti soprattutto nelle aree urbane costruite in zone ad alto rischio idrogeologico. Mentre il bilancio delle vittime potrebbe ancora salire, cresce il dibattito sulla necessità di investire in infrastrutture resilienti e in sistemi di allerta precoce più efficaci.



