Il nord‑est degli Stati Uniti sta lentamente tornando alla normalità dopo la violenta tempesta di neve che ha paralizzato la regione tra domenica e lunedì, causando oltre 9.000 cancellazioni di voli, blackout diffusi e la chiusura di centinaia di scuole.
Il fenomeno, classificato come “bomb cyclone” dai meteorologi, ha scaricato più di 90 centimetri di neve in alcune aree, con raffiche di vento paragonabili a quelle di un uragano.
Le città più colpite — da Providence a Boston, passando per New York e Filadelfia — hanno visto interruzioni nei trasporti pubblici, strade bloccate e migliaia di residenti costretti a rimanere in casa. A Warwick, Rhode Island, sono stati registrati oltre tre piedi di neve, un record assoluto per la zona.
Martedì mattina, mentre il sole tornava su parte della costa, le autorità locali hanno avviato le operazioni di sgombero con mezzi speciali, tra cui il potente “Darth Vader”, un convoglio ferroviario usato per liberare le linee ferroviarie. In molte città, genitori e studenti hanno affrontato percorsi innevati per raggiungere le scuole riaperte, mentre altri istituti hanno prolungato la chiusura per motivi di sicurezza.
La National Weather Service ha avvertito che un secondo fronte potrebbe colpire la regione nei prossimi giorni, partendo dai Grandi Laghi e dirigendosi verso la costa atlantica. Intanto, oltre 450.000 utenze sono rimaste senza elettricità per ore, con squadre di emergenza al lavoro per ripristinare il servizio.
Per milioni di residenti, è stata una tempesta da ricordare. Per le autorità, un test sulla resilienza delle infrastrutture urbane. E per il nord‑est, un promemoria della forza imprevedibile dell’inverno americano.



