Il governo francese ha imposto un divieto formale all’ambasciatore statunitense Charles Kushner di incontrare ministri e alti funzionari, in un gesto diplomatico raro e di forte impatto politico. La decisione arriva dopo settimane di tensioni tra Parigi e Washington, alimentate da dichiarazioni considerate “inaccettabili” dall’esecutivo francese e da un crescente malumore per quella che viene percepita come un’ingerenza americana negli affari interni.
Secondo fonti dell’Eliseo, il divieto è stato comunicato direttamente all’ambasciata, accompagnato dalla richiesta che ogni futura interazione con membri del governo venga autorizzata caso per caso. La misura non equivale a una persona non grata, ma rappresenta comunque uno dei segnali più duri che la Francia abbia inviato agli Stati Uniti negli ultimi anni. La frattura si sarebbe aggravata dopo una serie di commenti pubblici provenienti da Washington su questioni politiche interne francesi, giudicati da Parigi “fuori luogo” e “non conformi alla prassi diplomatica”. L’ambasciatore Kushner, figura vicina all’amministrazione Trump, era già stato convocato dal ministero degli Esteri la settimana precedente per chiarimenti.
Negli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato ha espresso “sorpresa” per la decisione, pur evitando toni conflittuali. Analisti transatlantici sottolineano che il gesto francese riflette un malessere più profondo, legato a divergenze su sicurezza, Medio Oriente e gestione delle crisi internazionali. Per ora, i canali diplomatici restano aperti, ma il messaggio è chiaro: Parigi vuole ristabilire i confini del rapporto con Washington. E l’ambasciatore Kushner, almeno per il momento, resterà ai margini delle stanze del potere francese.



