La reputazione dei gatti di essere distaccati non è un mito. Non avrebbero, almeno secondo alcune evidenze scientifiche, un bisogno emotivo dei loro proprietari paragonabile a quello dei cani. È quanto emerge da uno studio rilanciato dal Timese condotto da un team guidato da Peter Pongracz presso la Università Eötvös Loránd.
I cani si affidano emotivamente
Mentre i cani tendono a guardare il proprietario per cercare rassicurazione e protezione – sviluppando un legame di dipendenza simile, per certi aspetti, a quello tra bambino e genitore – i felini mostrerebbero un atteggiamento diverso. Nell’esperimento, 15 gatti impiegati in attività di pet therapy sono stati osservati in una stanza in quattro diverse condizioni: in presenza del proprietario, di uno sconosciuto, di entrambi oppure da soli.
I risultati sono stati sorprendenti solo fino a un certo punto. I gatti non erano più inclini a cercare il proprietario rispetto allo sconosciuto, né a restargli più vicino o a salutarlo con maggiore trasporto al suo ingresso nella stanza. In altre parole, non sono emersi segnali chiari di un attaccamento preferenziale verso la figura di riferimento umana.
I felini sono autonomi per natura
Secondo i ricercatori, questo suggerisce l’assenza di un “attaccamento di sicurezza” paragonabile a quello osservato nei cani. “I gatti possono andare d’accordo con noi, ma non dipendono dall’aiuto o dalla sicurezza che possiamo fornire”, ha spiegato Pongracz. “Se i cani possono essere, in un certo senso, come figli che fanno affidamento sui genitori, per i gatti non è così.”
La spiegazione affonderebbe le radici nella storia evolutiva della specie. Il cane è stato selezionato per migliaia di anni per collaborare con l’uomo: caccia, difesa, pastorizia. Il gatto domestico, invece, discende da antenati solitari, abituati a cavarsela da soli nella caccia ai piccoli roditori. Anche dopo la domesticazione, avvenuta probabilmente nel Vicino Oriente circa 9.000 anni fa, il gatto ha mantenuto una forte componente di indipendenza.
Resta però molto affettuoso
Questa autonomia non significa assenza di affetto. Molti proprietari testimoniano comportamenti di attaccamento evidenti: fusa, ricerca del contatto fisico, miagolii di richiamo. Tuttavia, secondo lo studio ungherese, il legame sarebbe meno fondato sulla necessità di protezione e più su una forma di convivenza vantaggiosa e scelta.
In sostanza, il gatto resta con noi perché vuole, non perché ne ha bisogno.
Un linguaggio corporeo sottile
La ricerca contribuisce anche a spiegare perché i gatti vengano spesso percepiti come animali “misteriosi” o “distaccati”. Il loro linguaggio corporeo è più sottile rispetto a quello dei cani e meno orientato alla continua interazione sociale. Un cane cerca lo sguardo del padrone, interpreta segnali, attende comandi. Il gatto, invece, alterna momenti di intensa vicinanza a fasi di totale autonomia.
Questo non li rende meno adatti alla vita domestica, anzi. Proprio la loro indipendenza li ha resi negli ultimi anni protagonisti di una crescita costante nelle adozioni, soprattutto nei contesti urbani dove spazi ridotti e ritmi di lavoro frenetici favoriscono animali più autosufficienti.
Il boom della pet economy
Parallelamente alle ricerche scientifiche sul comportamento animale, cresce il peso economico degli animali da compagnia. La cosiddetta pet economy è diventata un settore strategico a livello globale.
Secondo le più recenti stime di settore: il mercato globale della pet economy supera i 250 miliardi di dollari e continua a crescere a ritmi sostenuti. In Europa il comparto vale oltre 40 miliardi di euro, con Italia, Francia e Germania tra i mercati più dinamici. In Italia il giro d’affari legato al pet food e al pet care ha superato i 3 miliardi di euro annui, con una crescita costante negli ultimi anni.
Il record del cibo per i felini
I gatti rappresentano una quota significativa del mercato alimentare: il cibo per felini incide per oltre la metà del totale pet food in diversi Paesi europei.
Non si tratta solo di alimentazione. Il settore comprende accessori, assicurazioni veterinarie, servizi di toelettatura, pet therapy, hotel per animali e persino tecnologia dedicata: lettiere intelligenti, collari GPS, distributori automatici di cibo controllabili via app.
Industria in espansione
Il paradosso è evidente: proprio mentre la scienza sottolinea l’autonomia emotiva dei gatti, la società umana investe sempre più risorse economiche e affettive su di loro. I proprietari cercano di garantire benessere, salute e stimoli adeguati, alimentando un’industria in espansione.



