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gatti randagi Ucraina

La guerra di cui non si parla: migliaia di animali abbandonati nell’inverno ucraino

Case distrutte, evacuazioni improvvise, rifugi sovraffollati. La guerra in Ucraina ha trasformato migliaia di animali domestici in randagi. Con il gelo alle porte la sopravvivenza soprattutto dei gatti è già emergenza
lunedì, 23 Febbraio 2026
4 minuti di lettura

Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sulle conseguenze umane del conflitto, in Ucraina si consuma anche una crisi meno visibile, ma altrettanto drammatica, quella che coinvolge migliaia di animali domestici e randagi rimasti soli. Tra questi, i gatti sono tra i più vulnerabili. Con l’arrivo dell’inverno, quando le temperature scendono sotto lo zero e il cibo diventa quasi introvabile, la loro sopravvivenza dipende quasi esclusivamente dall’aiuto dei volontari.

Prima dell’invasione su larga scala, l’Ucraina contava una vasta popolazione di animali domestici. Si stimavano circa 5,5 milioni di gatti e 750.000 cani nelle case degli ucraini. A questi vanno aggiunti, secondo stime diffuse da FOUR PAWS, circa 200.000 cani randagi, mentre il numero dei gatti senza proprietario era probabilmente ancora più alto, anche se difficile da quantificare con precisione.

L’impatto della guerra sui numeri

La guerra ha aggravato drasticamente questa situazione. Dati diffusi da Eurogroup for Animals indicano che oltre 150.000 tra cani e gatti necessitano oggi di assistenza umanitaria urgente. In molte aree lontane dalla linea del fronte il numero di animali accolti nei rifugi è aumentato di circa il 60% rispetto al periodo pre-bellico, mentre nelle zone direttamente colpite dai combattimenti, l’incremento ha superato il 100%.

I rifugi sopravvissuti sono sovraffollati, spesso privi di risorse e faticano a garantire cibo e cure veterinarie. In alcune città dell’ovest del Paese, come Lviv, indagini locali hanno mostrato che fino all’84% dei cani raccolti dai servizi municipali risultava abbandonato dai proprietari, mentre solo una minima percentuale era effettivamente nata in strada. Molti animali sono stati lasciati indietro durante evacuazioni improvvise, quando le famiglie in fuga non avevano la possibilità di portarli con sé.

Una crisi che chiede attenzione

La crisi degli animali in Ucraina non è separata da quella umana: è una sua diretta conseguenza. Raccontarla significa riconoscere che esistono danni della guerra di cui si parla poco, ma che incidono profondamente sul tessuto sociale e morale di un Paese. In mezzo alle macerie, tuttavia, emerge una rete di solidarietà straordinaria. Giovani volontari organizzano raccolte fondi, trasportano animali verso nuove famiglie in Europa, condividono appelli sui social per trovare adozioni. Ogni storia di salvataggio rappresenta una piccola vittoria contro la devastazione e anche questa è una forma di resistenza.

L’inverno e il rischio sanitario

L’inverno rappresenta la sfida più dura. I gatti randagi necessitano di un apporto calorico maggiore per sopravvivere al freddo, ma trovare cibo in città colpite dai bombardamenti o in villaggi semidistrutti è quasi impossibile. I volontari percorrono chilometri per distribuire crocchette e cibo umido, consapevoli che una semplice ciotola può fare la differenza tra la vita e la morte. Tra di loro anche Olha Zaitseva, che ha abbandonato la sua carriera da economista per dedicarsi al salvataggio di animali nelle zone di conflitto. In pochi mesi ha contribuito a mettere in salvo centinaia di cani e gatti, caricandoli su furgoni diretti verso aree più sicure. Ugualmente, Leonid e Valentina hanno trasformato la loro clinica veterinaria in un rifugio di emergenza fin dai primissimi giorni di guerra.

Nel corso degli attacchi hanno operato anche durante interruzioni di corrente, usando torce e generatori artigianali per eseguire interventi su animali feriti. Hanno rischiato la vita per portare cibo, medicine e salvare animali nelle zone occupate o sotto fuoco, qualche volta subendo perfino colpi d’arma da fuoco contro il loro veicolo. Raccontano di aver salvato e curato centinaia di animali, spesso trovati in condizioni di estrema abbandono dopo bombardamenti o nel mezzo di inondazioni causate da danni alle infrastrutture.

In altre regioni, anche altri veterinari hanno continuato a operare durante i bombardamenti, utilizzando generatori di fortuna per portare a termine interventi chirurgici salvavita. Nella regione di Zaporizhzhia, volontarie hanno curato gatti con fratture multiple e gravi lesioni causate dalle esplosioni, affrontando mesi di riabilitazione e cure costose. E come abbiamo detto anche questa è una forma di resistenza. Queste esperienze non sono semplici racconti, ma la prova tangibile di come, in mezzo alla guerra, la solidarietà e l’amore per gli animali fortunatamente non si fermino.

Ma l’impatto non è solo etico, è anche sanitario. L’interruzione delle vaccinazioni e dei programmi di sterilizzazione aumenta il rischio di diffusione di malattie come la rabbia, con potenziali conseguenze anche per la salute pubblica. La crescita incontrollata della popolazione randagia potrebbe diventare una delle eredità più complesse del conflitto, destinata a protrarsi ben oltre la fine delle ostilità.

Perché è importante donare

Il confronto con altri Paesi europei aiuta a comprendere la portata della crisi. In Italia, ad esempio, il fenomeno del randagismo, che secondo le stime conta circa 600.000-700.000 cani randagi e oltre 2,5 milioni di gatti vaganti, con oltre 135.000 animali domestici abbandonati all’anno, viene monitorato attraverso registri anagrafici, programmi di sterilizzazione e reti di rifugi strutturate. Negli Stati Uniti la gestione dei randagi, cani e gatti, è spesso sostenuta da un sistema consolidato di rifugi e registrazione, con percentuali di animali abbandonati molto più basse rispetto al totale della popolazione animale, anche se il fenomeno persiste.

In Ucraina, invece, la guerra ha interrotto molte campagne di controllo delle nascite e distrutto infrastrutture veterinarie, rendendo impossibile una gestione sistematica del problema. La combinazione tra conflitto armato e randagismo crea una pressione senza precedenti su volontari e organizzazioni, che si trovano a operare in condizioni di emergenza continua.

Mentre il Paese continua a confrontarsi con una guerra di lunga durata, gli animali non possono essere dimenticati. La loro sofferenza è quotidiana, non solo a causa dei rischi di guerra ma anche per la semplice lotta per sopravvivere nelle condizioni più difficili. Anche un piccolo contributo può significare una ciotola di cibo in più, un pasto caldo, una coperta contro il freddo o una visita veterinaria salvavita.

Con i rifugi pieni e i volontari esausti, le donazioni diventano un’ancora di salvezza. Anche somme piccole, se aggregate, possono fare la differenza. Bastano pochi euro per comprare sacchi di cibo, medicine essenziali o materiali utili per migliorare le condizioni di sopravvivenza degli animali, soprattutto in inverno.

Un’organizzazione attiva nel fornire questo tipo di supporto è Romanian League in Defense of Animals (ROLDA), che oltre alla sua attività in Romania ha esteso gli aiuti anche in Ucraina, sostenendo progetti di assistenza per rifugi e animali randagi, compresi gatti e cani. Altre associazioni attive sono Happy Paw Foundation, FOUR PAWS – Progetti in Ucraina, U-Hearts (ex “Save Pets of Ukraine”), International Fund for Animal Welfare (IFAW). Se si ha la possibilità, è importante sostenere chi già sta facendo la differenza.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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