Mentre dall’Italia arrivano a Kiev dieci generatori elettrici ad alta potenza donati dal Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito delle intese tra il governo guidato da Giorgia Meloni e Volodymyr Zelensky, il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro Mosca resta bloccato. L’Alta rappresentante Kaja Kallas non nasconde il pessimismo. “Guardando ai segnali, non sono così ottimista” sulla possibilità “che vedremo risultati nelle prossime settimane e nei prossimi mesi” nei negoziati tra Kiev e Mosca. Da parte russa, aggiunge, “non c’è serietà” e la domanda resta “cosa la Russia è disposta a cedere”. Sulle nuove misure restrittive, la previsione è netta: “Ci sarà una discussione sul ventesimo pacchetto di sanzioni”, ma “penso che oggi non ci saranno progressi in merito”. Bruxelles continuerà a “premere”, ma il nodo politico resta.
No di Budapest
Il veto è confermato dal ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, che lega il via libera al ripristino delle forniture di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. “Oggi ci sarà una grande battaglia, vorranno tutti il nostro sangue, ma è così, ci impegneremo in questa lotta, perché nessuno può scherzare con l’Ungheria, nessuno può mettere in pericolo la nostra sicurezza energetica”, afferma prima del Consiglio. Poi attacca Bruxelles: “I fanatici della guerra… non hanno idea migliore che approvare un nuovo pacchetto di sanzioni. Non gli importa nemmeno se l’economia europea va in pezzi. È come quando un uomo magrolino cerca di mostrare i suoi bicipiti, è ridicolo e triste che siamo arrivati a questo punto”.
Il blocco riguarda anche il prestito da 90 miliardi a Kiev: “È ovvio che l’Ucraina non potrà accedere a tale somma fintanto che continuerà a minacciare il nostro approvvigionamento energetico”. Kallas respinge il collegamento: “I problemi” sollevati da Budapest “non sono assolutamente correlati al ventesimo pacchetto di sanzioni. Penso che non dovremmo collegare cose che non sono affatto collegate tra loro”.
Berlino: “Mosca dimostri di voler cedere”
Linea dura anche da Berlino. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul afferma: “Non vedo alcuna disponibilità da parte russa a giungere davvero, nella sostanza, a un compromesso”. Zelensky “è pronto per i negoziati”, ma “è ancora sulla Russia dimostrare che intende dare qualcosa, nella sostanza, all’Ucraina”. La posizione europea, insiste, è chiara: “L’Europa deve essere al fianco dell’Ucraina. Siamo i sostenitori dell’Ucraina”.
Sulle aperture francesi al dialogo, avverte: “La nostra disponibilità al dialogo c’è sempre. Tuttavia, troppe offerte di colloquio alla Russia rischiano di creare l’impressione che, con maggiore ostinazione, si possano ottenere sempre più concessioni. E questo sarebbe l’approccio sbagliato”. Finora, conclude, ogni tentativo è fallito per “la totale mancanza di volontà della Russia di condurre colloqui seri”.
Dall’Estonia, il ministro Margus Tsahkna propone di vietare l’ingresso in area Schengen ai soldati russi che hanno combattuto in Ucraina: “Sono dei veri e propri criminali… Dobbiamo inserirli subito in questa lista nera di Schengen”.
Putin: priorità alla triade nucleare
Dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin rilancia sulla forza militare. “Lo sviluppo della triade nucleare… rimane una priorità assoluta”. Mosca continuerà “il lavoro su larga scala per rafforzare l’esercito e la marina” sulla base dell’esperienza maturata nell’“operazione militare speciale”. “Inoltre”, aggiunge, “miglioreremo significativamente il potenziale di tutti gli altri reparti… E, naturalmente, accelereremo lo sviluppo di sistemi avanzati per le Forze Armate”. In un’altra cerimonia afferma: “La Russia sta lottando per il suo futuro, per la sua indipendenza, per la verità e la giustizia”.
Raid su Kiev, l’appello di Zelensky
Sul terreno, gli attacchi continuano. Zelensky denuncia che la Russia “ha lanciato 297 droni e quasi 50 missili” in una notte. “Una parte significativa” è stata intercettata, ma a Kiev un’abitazione è stata distrutta. “Mosca continua a investire più negli attacchi che nella diplomazia. Questa volta, gli obiettivi russi includevano non solo impianti energetici, ma anche la logistica, in particolare le infrastrutture ferroviarie e di approvvigionamento idrico comunale”, afferma il presidente ucraino, chiedendo un rafforzamento delle difese aeree.
Nel prossimo incontro trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia potrebbe essere affrontato anche il nodo della gestione della centrale nucleare di Zaporizhia. Un dossier tecnico, ma politicamente esplosivo.



