La Cia ha rivisto una serie di rapporti interni che sostenevano come l’agenzia avesse sempre rispettato gli standard di imparzialità politica nelle proprie attività di intelligence.
La rettifica, resa nota attraverso fonti governative e confermata da funzionari a conoscenza del dossier, arriva dopo settimane di pressioni da parte di comitati del Congresso che avevano contestato la completezza e l’accuratezza delle valutazioni originali.
Secondo quanto emerso, i documenti iniziali presentavano un quadro eccessivamente rassicurante sul comportamento dell’agenzia, omettendo episodi controversi e criticità metodologiche sollevate da revisori indipendenti.
La nuova versione riconosce invece che, in alcuni casi, le procedure interne non hanno garantito pienamente la separazione tra analisi tecnica e potenziali influenze politiche, soprattutto in fasi di forte polarizzazione istituzionale.
La CIA ha precisato che le revisioni non indicano interferenze dirette da parte di figure politiche, ma ammettono “vulnerabilità strutturali” nei processi di supervisione e nella gestione delle fonti.
Una formulazione che ha immediatamente alimentato il dibattito a Washington, dove alcuni parlamentari chiedono maggiore trasparenza e un rafforzamento dei meccanismi di controllo esterno.
Le rettifiche arrivano in un momento delicato per la comunità dell’intelligence, già sotto scrutinio per il ruolo svolto in dossier sensibili e per la crescente richiesta di accountability da parte dell’opinione pubblica.
Organizzazioni indipendenti hanno accolto la revisione come un passo nella giusta direzione, pur sottolineando che la credibilità dell’agenzia dipenderà dalla capacità di implementare riforme concrete.
La Cia, dal canto suo, ha ribadito il proprio impegno a garantire analisi prive di condizionamenti politici e ha annunciato ulteriori verifiche interne.



