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Identità digitale e accesso al web: il nuovo fronte aperto dal Kids Online Safety Act

Identità digitale e accesso al web: il nuovo fronte aperto dal Kids Online Safety Act

sabato, 21 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Quaranta procuratori generali statunitensi hanno chiesto al Congresso di approvare la versione del Senato del Kids Online Safety Act (KOSA), una proposta di legge che potrebbe aprire la strada a sistemi di verifica dell’età integrati direttamente nei dispositivi digitali.

Secondo il gruppo per la privacy Reclaim The Net, la misura rischia di trasformarsi in un passo decisivo verso un’identità digitale obbligatoria per accedere a Internet. In una lettera datata 10 febbraio, i procuratori generali hanno espresso sostegno alla versione del Senato, ritenuta più efficace nel contrastare i rischi per i minori online.

Il testo prevede che il Dipartimento del Commercio, insieme alla FCC e alla FTC, conduca uno studio su come computer, smartphone e sistemi operativi possano verificare l’età degli utenti. Il rapporto dovrà essere consegnato al Congresso entro un anno.

Per gli esperti di privacy, il confine tra verifica dell’età e verifica dell’identità è però sottilissimo. Reclaim The Net avverte che un controllo a livello di sistema operativo finirebbe per dipendere da documenti governativi, provider terzi o sistemi di autenticazione persistenti.

L’avvocato Greg Glaser parla apertamente di “punto di controllo dell’identità digitale” integrato nell’uso quotidiano del web, con il rischio che gli utenti debbano fornire dati sensibili per accedere a contenuti perfettamente legali.

Il disegno di legge introduce anche un “dovere di diligenza” per piattaforme, videogiochi, servizi di messaggistica e streaming utilizzati da minori. Per rispettarlo, sostengono gli analisti, le aziende dovrebbero necessariamente tracciare l’identità degli utenti, rendendo impossibile separare la protezione dei minori dalla raccolta di credenziali verificabili.

Le critiche arrivano anche dall’Electronic Frontier Foundation, che da anni mette in guardia contro gli obblighi di verifica dell’età.

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