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Attacco Usa Iran: portaerei nel Mediterraneo e tensioni sul nucleare
Imagoeconomia; Donald Trump, presidente Usa

Iran, Trump: “Sto considerando un attacco, decisione entro 15 giorni”

Portaerei Usa nel Mediterraneo. Teheran: bozza di accordo pronta “in 2 o 3 giorni”, ma non rinuncia all’arricchimento dell’uranio. Mosca sostiene la via diplomatica, Londra nega le basi, il gas scende sotto i 33 euro
sabato, 21 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Alla domanda se stesse valutando un attacco contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto: “Immagino di poter dire che lo sto considerando”. In un intervento a Washington e poi sull’Air Force One, ha fissato una finestra decisionale di “dieci e quindici giorni”. Se non si arriverà a un’intesa “pertinente”, ha avvertito, potrebbero accadere “cose brutte”.

Secondo la stampa americana, sul tavolo ci sarebbero raid preliminari contro obiettivi militari o governativi iraniani per costringere Teheran ad accettare le condizioni Usa sul nucleare, con possibile estensione ad altri target del regime in caso di rifiuto. Resta però indefinito l’obiettivo strategico.

Analisti statunitensi osservano che la Casa Bianca non ha chiarito quale sia la minaccia imminente né perché questo sia il momento di colpire, e che raramente Washington si è avvicinata a un’opzione militare senza delinearne obiettivi e conseguenze. Nonostante le tensioni, i mercati sembrano scommettere sul dialogo: i future sul gas al Ttf di Amsterdam sono scesi a 32,65 euro al megawattora, in calo del 2,62 per cento.

Portaerei nel Mediterraneo

La portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, ha attraversato lo Stretto di Gibilterra ed è entrata nel Mediterraneo. Il dispiegamento, ordinato la scorsa settimana, si aggiunge alla presenza della USS Abraham Lincoln e di altre unità navali. Il rafforzamento dovrebbe essere completato entro metà marzo.

Nei giorni scorsi i consiglieri per la sicurezza nazionale si sono riuniti nella Situation Room. Il dispiegamento viene letto come strumento di pressione negoziale e segnale di deterrenza. Il Regno Unito, secondo media internazionali, avrebbe negato l’uso delle proprie basi per un eventuale attacco. Da Washington, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invitato Teheran a rinunciare alla via dell’armamento nucleare: “Se persegue questo obiettivo, rappresenta una minaccia”, auspicando che l’Iran “faccia la scelta del dialogo e del confronto”.

Teheran: “Bozza pronta in 2 o 3 giorni”

Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che Teheran presenterà a Washington una bozza di accordo “nei prossimi 2 o 3 giorni”. Dopo l’approvazione interna sarà consegnata all’inviato americano Steve Witkoff. “Questa è la roadmap davanti a me”, ha dichiarato, aggiungendo che entro “una settimana o qualcosa del genere” potrebbero iniziare negoziati seri. Il nodo resta l’arricchimento dell’uranio.

Washington chiede “zero arricchimento”, considerato garanzia minima contro un possibile sviluppo militare; per Teheran è una linea rossa politica. L’Iran rifiuta inoltre di includere nel negoziato limitazioni ai missili balistici. Araghchi ha ribadito che “non esiste una soluzione militare per il programma nucleare iraniano” e che un attacco precedente non è riuscito a distruggerlo: “È una tecnologia sviluppata da noi. Ci appartiene e non può essere distrutta dai bombardamenti”.

Nel quadro regionale pesa anche l’intesa tra Iran ed Egitto per il pieno ripristino delle relazioni diplomatiche e la riapertura delle ambasciate, in attesa di annuncio ufficiale. Oslo ha trasferito parte del proprio personale militare dall’Iraq “a causa della situazione di minaccia e della tensione nella regione”.

La crisi si inserisce in un contesto più ampio: il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha discusso il dossier con Araghchi, ribadendo il sostegno di Mosca a una soluzione politica nel quadro del Trattato di non proliferazione.

Minacce e deterrenza

Amir Hayatmoghadam, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie e membro della Commissione sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha dichiarato che l’Iran ha “la piena capacità di affrontare qualsiasi minaccia militare statunitense”, inclusa la possibilità di affondare una portaerei americana o colpire basi Usa nella regione. “Non è da escludere che, in caso di guerra, una portaerei americana venga affondata”, ha affermato, precisando che Teheran reagirebbe solo in caso di aggressione.

La missione iraniana alle Nazioni Unite ha parlato di “rischio reale di aggressione militare”, avvertendo che basi e strutture della “forza ostile” nella regione verrebbero considerate obiettivi legittimi. Sul piano umanitario, l’Unicef ha chiesto “con urgenza” il rilascio dei minori arrestati in Iran. “I bambini non sono piccoli adulti”, ha dichiarato il direttore regionale per Medio Oriente e Nord Africa, Edouard Beigbeder. “La privazione della libertà comporta conseguenze permanenti per lo sviluppo del bambino”.

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