Dopo l’uccisione di Quentin Deranque, giovane attivista di estrema destra aggredito a Lione, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un appello accorato alla nazione: “Respingiamo la violenza politica, da qualunque parte provenga”.
Il caso, che ha scosso l’opinione pubblica e inasprito il clima tra destra e sinistra, ha assunto una dimensione nazionale, con il coinvolgimento di esponenti politici e reazioni internazionali. Secondo le prime ricostruzioni, Deranque sarebbe stato vittima di un agguato di matrice ideologica.
Le indagini puntano a chiarire il ruolo di un assistente parlamentare legato alla sinistra radicale, alimentando tensioni già latenti. Macron, intervenuto con un discorso dal tono repubblicano, ha condannato l’escalation di odio e ha invitato tutti i leader politici a“non strumentalizzare il dolore”.
La polemica si è estesa oltre i confini francesi, dopo che la premier italiana Giorgia Meloni ha espresso solidarietà alla famiglia dell’attivista, definendo l’episodio “una ferita per tutta l’Europa”. La replica dell’Eliseo è stata netta: “I nazionalisti sono sempre i primi a commentare gli affari degli altri”. Palazzo Chigi ha risposto con “stupore”, rivendicando il diritto alla parola in nome dei valori comuni.
L’omicidio di Deranque riapre il dibattito sulla radicalizzazione politica in Francia, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicati episodi di violenza tra gruppi antagonisti. Macron, già sotto pressione per le tensioni sociali e le proteste contro le riforme, cerca ora di ricompattare il Paese attorno ai principi democratici. Ma il clima resta teso, e la campagna elettorale per le europee rischia di trasformarsi in un campo di battaglia ideologico.



