Il Dipartimento di Stato americano ha creato un nuovo sito web che permette agli utenti di accedere a contenuti europei attualmente vietati o limitati all’interno dell’Unione Europea.
Il portale, presentato come uno strumento per “promuovere la libertà di informazione”, consente di visualizzare articoli, video e materiali rimossi o oscurati in diversi Paesi europei in base alle normative locali, incluse quelle legate alla disinformazione, alla sicurezza nazionale e alla protezione dei dati.
Secondo funzionari statunitensi, l’iniziativa nasce dalla preoccupazione che alcune misure europee — in particolare quelle introdotte nell’ambito del Digital Services Act e di leggi nazionali contro l’incitamento all’odio o la propaganda straniera — possano essere utilizzate in modo eccessivamente restrittivo, limitando l’accesso a informazioni legittime.
Il sito, ospitato su server governativi e protetto da sistemi di anonimizzazione, permette agli utenti di consultare contenuti rimossi in Europa ma ancora disponibili negli USA, presentandosi come un archivio “per la trasparenza e la ricerca”. L’UE ha reagito con irritazione.
Alcuni funzionari a Bruxelles hanno definito l’iniziativa “un’interferenza diretta” nelle politiche digitali europee, accusando Washington di aggirare deliberatamente le normative comunitarie e di mettere a rischio la capacità degli Stati membri di applicare le proprie leggi.
Per diversi governi europei, la mossa americana rischia di creare un precedente pericoloso, offrendo una via di fuga a piattaforme e utenti che cercano di eludere restrizioni legittime su contenuti ritenuti dannosi o illegali. Gli analisti sottolineano che Washington difende un approccio più permissivo, centrato sulla libertà di espressione e sulla responsabilità limitata delle piattaforme, mentre Bruxelles impone obblighi stringenti alle aziende tecnologiche e consente agli Stati membri di intervenire contro contenuti considerati pericolosi.



