
L’attuale formulazione dell’art. 67 della costituzione italiana esorta, ancora oggi, a riflettere. Lo scopo è quello di valutare la possibilità di una sua diversa, nuova formulazione, proposta anche nel 2021, che si attarda con Matteo Salvini, sul “mandato”, nel tentativo di preservare il legame tra l’eletto ed il partito politico di elezione.
Una riformulazione dell’art. 67 della costituzione italiana che consenta di stabilire un legame tra l’eletto ed il partito con cui il parlamentare è stato eletto, prevedendo che un eletto decada dal mandato parlamentare se aderisce – aggiungerei, anche, contribuisce alla costituzione – ad un diverso partito politico.
Un precedente autorevole in tal senso è, sicuramente, la proposta di modifica dell’articolo 67 della Costituzione, presentata il 28 settembre 2021 (A.C. 3297).
L’attuale previsione dell’articolo 67 impone di attardarsi, quindi, sulla formulazione (seconda sottocommissione dell’Assemblea costituente 19 settembre 1946): “i deputati esercitano liberamente la loro funzione e senza vincoli di mandato: nessun mandato imperativo può loro darsi dagli elettori”.
Questo divieto esplicito fu eliminato solo in sede di coordinamento finale.
Questa previsione, quella eliminata, voleva impedire il mandato imperativo tra eletto ed elettori, ma non voleva impedire la permanenza del legame, dopo l’elezione tra l’eletto ed il partito politico di elezione.
Perché garantire il legame tra l’eletto ed il partito politico?
Lo evidenzia Vittorio Emanuele Orlando che, tuttavia, non crede nei partiti politici, come evidenzia l’ultimo saggio che non completa perché muore.
Una lettura critica – quella di Orlando – che se rappresenta uno stato di disfacimento dei partiti politici, evidenzia in nuce quanta importanza attribuisse Orlando ai partiti politici.
Una traccia che già può affermare la relazione, il vincolo politico esistente tra eletto e partito politico di elezione e, quindi, la decadenza del mandato elettivo, quando l’eletto aderisca oppure costituisca un nuovo partito politico.
L’eletto – attraverso la nuova formulazione che è stata proposta – rappresenta la nazione: non può rappresentare se stesso, perché deve rappresentare la nazione e quindi il popolo, attraverso la permanenza del legame tra l’eletto ed il partito politico di elezione.


