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“Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”: la voce dei più piccoli contro la guerra

Un libro che raccoglie le lettere e i disegni di bambini che vivono nei conflitti armati e si rivolgono direttamente ai produttori di armi. Un appello semplice e potente che trasforma il dolore in richiesta di pace e responsabilità
mercoledì, 18 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi non è un semplice libro, ma un’esperienza di lettura che scuote e tenta di cambiare profondamente il modo in cui guardiamo la guerra e chi vi è coinvolto. È un volume che nasce da un’idea apparentemente semplice, quella di dare voce ai bambini che vivono nei teatri di guerra, e che si trasforma in una potentissima testimonianza collettiva di umanità, dolore, speranza e richiesta di cambiamento

E’ la pubblicazione che parla di pace, empatia e futuro e che sta attirando l’attenzione di scuole, istituzioni e cittadini sensibili al tema della violenza e dei conflitti armati. Uscirà il 19 febbraio 2026 per la casa editrice Piemme nella collana Il Battello a Vapore.

Una raccolta che parla forte e chiaro

Il volume, curato da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli e Anna Pozzi, raccoglie lettere, storie, pensieri e disegni provenienti da bambini e adolescenti che vivono o hanno vissuto in zone di guerra, da Gaza all’Ucraina, dalla Repubblica Democratica del Congo al Sud Sudan e al Myanmar.

Questi giovani, di cui alcuni di appena 8 anni, raccontano con parole semplici, ma intensissime, ciò che significa “vivere sotto i bombardamenti, perdere amici e famigliari, vedere distrutte le proprie case e scuole”, e soprattutto chiedono a chi produce le armi di “fermare la produzione di morte”. “Per favore, fermate la guerra. Noi vogliamo un futuro”, dice uno di loro.

Un progetto oltre il libro

Questo non è solo un libro di testimonianze: gli autori lo presentano come un vero e proprio movimento di pace, apolitico, ma profondamente umano. Oltre alla raccolta delle lettere il volume offre materiale didattico destinato a scuole ed educatori per “stimolare riflessioni e dialoghi sui temi della violenza, dei diritti umani e della cultura della non-violenza”. L’iniziativa prevede anche l’invio del libro ai principali produttori di armi nel mondo, da grandi aziende italiane come Leonardo S.p.A. a colossi internazionali come Lockheed Martin, con l’invito a riflettere sulle conseguenze umane delle loro attività.

La genesi del progetto

Al centro dell’idea editoriale c’è la storia intensa e toccante di Vito Alfieri Fontana, ex fabbricante di mine antiuomo, che cambiò vita dopo una domanda semplice, ma devastante, del suo bambino: “Papà, tu sei un assassino?”. Questa domanda fu l’innesco per un percorso di riflessione, che ha portato Fontana a dedicarsi alla bonifica dei campi minati nei Balcani e a sostenere il progetto del libro.

Un messaggio di speranza e di impegno

Al di là dei numeri e delle statistiche sui conflitti, che parlano di oltre cinquanta guerre in corso e più di 500 milioni di bambini direttamente coinvolti, “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi” ci invita a guardare la guerra con occhi diversi. Le parole dei più piccoli sono un grido di speranza, una richiesta di dignità, un invito alla responsabilità e alla costruzione di un futuro diverso, fatto di pace e di coesistenza.

Le voci dei bambini

Karim, 9 anni, dalla Striscia di Gaza, scrive: “Le armi hanno ucciso tante persone che conoscevamo, hanno distrutto tutto e ci fanno tanto spaventare. Per favore, fermate la guerra”. Elie, 11 anni dalla Repubblica Democratica del Congo: “Il mio nome è Elie. Non vado a scuola a causa della guerra. Vorrei che finisse presto e che tutti quelli che fabbricano e vendono le armi la smettessero. Tutto quello che vogliono è renderci orfani. Io lo sono. Queste armi sono la causa di morte, distruzione, sofferenza. Noi vogliamo la pace, vogliamo crescere in pace”. Mariam, 11 anni, anche lei dalla Striscia di Gaza: “Ogni giorno siamo tristi, stanchi e spaventati. Abbiamo perso tante persone care. Ogni notte ascoltiamo le esplosioni. Vorrei che qualcuno ci proteggesse e ci restituisse la pace”. Infine, Amir, 11 anni, da una non specificata zona di guerra: “Hanno distrutto la nostra casa, i nostri negozi e la nostra azienda. Abbiamo perso tutto. Noi bambini vogliamo solo poter giocare di nuovo, studiare, ridere”.

Queste sono solo alcune lettere, che non sono solo una denuncia ma un invito a cambiare prospettiva e a considerare come i bambini siano sempre le prime vittime dei conflitti e a pagare il prezzo più alto.

Cristina Calzecchi Onesti

Cristina Calzecchi Onesti

Giornalista ed esperta di comunicazione aziendale. Dopo esperienze in tutta la comunicazione, dagli uffici stampa alle Relazioni esterne, ai Rapporti istituzionali, per quasi dieci è stata assistente parlamentare, portavoce e spin doctor alla Camera e al Senato. Da sempre si occupa di politica, sociale, diritti civili e ambiente.

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